CONFALONIERI: PER TRATTENERE LA DE FILIPPI MEDIASET HA DOVUTO SPENDERE UN SACCO DI EURO

Trasmissione AmiciMarinella Soldi, amministratore delegato di Discovery Italia e numero uno di Discovery Networks Sud Europa, strapperebbe Il commissario Montalbano alla Rai, «perché sono una sua grande fan», e considera Maria De Filippi «una vera star». Al punto che la scorsa estate le fece una offerta da decine di milioni di euro per passare armi e bagagli a Discovery.
Maria rifiutò, «ma per quella offerta», ribatte sorridendo Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, nel corso di un convegno sulla tv organizzato a Milano dal Foglio, «noi di Mediaset abbiamo dovuto spendere un sacco di euro per trattenere la De Filippi. Questi di Discovery fanno i modesti ma hanno più risorse di Murdoch, sono dei giganti. Mi si chiede poi come veda, da un punto di vista culturale, la partecipazione della De Filippi al Festival di Sanremo. Se però devo rispondere con sincerità, penso che la cultura sia un’altra cosa».
Il tema dell’incontro organizzato dal Foglio a Milano è legato a «Il futuro della televisione nell’epoca della post-verità», ben riassunto da Confalonieri con un esempio molto terra terra: «Io ho 80 anni, sono milanese, nato all’Isola. Mio nonno faceva il prestinaio e aveva il negozio in via Borsieri. Dal panettiere tutti parlavano. E una volta si disse che la sciura Sidonia aveva il moroso. Era un pettegolezzo. Ma la notizia sulla sciura Sidonia che aveva il moroso non arrivò neanche in corso Como, perché all’epoca c’era un ponte che divideva quella via dal quartiere Isola.
Oggi, invece, il pettegolezzo sulla sciura Sidonia, grazie ai social e agli over the top, farebbe il giro del mondo».
Quindi che futuro ci si deve attendere per la tv? «Nei paesi del Nord Europa, dove c’è la fibra ovunque, dove si parla inglese, dove c’è tanto buio, i consumi della tv classica calano, e Netflix è nel 75% delle case», risponde Marinella Soldi, «con una frammentazione della attenzione. Rispetto a quattro anni fa, si consumano un’ora e mezza di video in più al giorno, e quando si analizzano i consumi mediatici ormai si parla di “momenti di contenuto” e non più di televisione o altro. Credo assisteremo a una polarizzazione dei contenuti, che parlano di una passione, della squadra del cuore, dell’hobby preferito, molto specifici, che magari piacciono a un pubblico non vastissimo ma che si rapporta al tema come a una specie di droga, non può farne a meno».

di Claudio Plazzotta, ItaliaOggi

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