Non c’è gusto, facciamocene una ragione

Si moltiplicano all’infinito i programmi di cucina. Ma mentre la crisi avanza è davvero importante un buon impiattamento?

“Mmm, senti che profumo», dice lo chef. Ma senti a chi? A noi? Dal divano col giusto impegno, proviamo a spalancare le narici per recuperare dalla memoria quel sentore di ragù avanzato che giace un po’ triste ai bordi del tegame ma nulla più 
di questo. «Vediamo ora la cottura della carne: peccato, un filino indietro”. E pure qui diciamo che facciamo a fidarci, guardiamo attenti il colore rosato e annuiamo gravemente. Ma quando è la volta di «quest’abbinamento gamberi e cacao lascia in bocca il giusto contrasto» ecco, proprio in quel momento viene voglia di cedere. E dirglielo una volta per tutte: non c’è il gusto, non passa, dal piccolo schermo non si sente un accidente di sapore, anche se ci impegniamo. E il fatto che ci sia una proliferazione di programmi a sfondo culinario che neppure le zanzare tigre nell’estate romana, non risolve il problema di fondo. La tv non regala il palato. Un po’ come se in un talent canoro solo i giudici potessero ascoltare in cuffia le performance e lo spettatore guardasse i cantanti che muovono le bocche come pesci dell’acquario. Al giudizio lapidario: «Decisamente calante», oppure «bellissime le note alte» dovremmo semplicemente dare la fiducia come un Parlamento qualsiasi. Ecco, per gli show tra i fornelli è esattamente la stessa cosa. Facciamo finta di crederci, tifiamo e sventoliamo grembiuli a mo’ di bandiere. Soffriamo per i concorrenti, sgridati e lasciati soffriggere nel loro stesso brodo per eccesso di spezie. Sopportiamo l’umiliazione di non conoscere le ricette per le zampe di gallina, le albicocche fermentate o l’uovo di seppia. E spesso non ci sentiamo all’altezza. Tra torte multipiano, prove del cuoco, cucine da incubo, ristoranti quattro 
a quattro, cake star, bake off, maître chocolatier, detto, fatto, “hell’s kitchen” e masterchef di ogni nazionalità conosciuta sul globo persino i bambini vengono esposti col cappello bianco, ennesima occasione mancata di lasciarli fuori dalla schiacciasassi televisiva. Più la crisi avanza e più verrebbe da chiedersi che importanza possa avere un buon impiattamento. Ma nonostante questo continuiamo a scrutare vip e nip che si arrovellano tra azoto liquido e abbattitori mentre noi, guanciale alla mano, tentiamo di far quadrare i conti al bucatino.

Beatrice Dondi, L’Espresso

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