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DUE O TRE COSE CHE SO DI SGARBI

Caro Cesare, bella quest'idea del decoder!

Sgarbi: io ho cominciato a seguirlo un po’ in tv molto più tardi rispetto alla sua affermazione pubblica, che – se non ricordo male – ebbe inizio al salotto di Costanzo, quando il critico di Ro Ferrarese polemizzò con una donna che scriveva poesie; mi pare che il termine in questione fosse la parola arbusto, secondo Sgarbi desueta e letteraria…
La prima cosa che pensai fu la seguente: “Questo professore supercilioso assomiglia tantissimo – fisicamente – al mio insegnante di italiano della prima media: si chiamava Nestore P. - un ateo comunista, con una bella moglie cecoslovacca: forte! Sicuramente non è un ipocrita…”…
Più avanti, ho letto i suoi libri e mi ha contagiato la sua grande passione, io che al liceo – così come anche lo stesso Vittorio – non ero stato particolarmente attratto dalla Storia dell’Arte... Così in università scelsi di seguire anche i corsi di Storia dell’Arte, con la professoressa Ottani Cavina, a Bologna, che Sgarbi conosce bene... E divenni un po’ il cocchino, puntualmente al primo banco: credo, Cesare, che - in quell'anno mitico di corso - non feci mai un'assenza: incredibile, sembravo un orologio svizzero, io che sono piuttosto insofferente e indisciplinato...
Non nego che ci fosse anche una fascinazione intellettuale per la professoressa - tra le più brillanti e chiare nell'esposizione: fu un anno accademico molto bello, intenso e un po' faticoso...
Successivamente, conobbi un ricco collezionista italiano di quadri e - per circostanze varie - incontrai Aurelio De Laurentiis che mi propose di collaborare alla sceneggiatura di uno dei suoi film di Natale...
Vittorio Sgarbi lo vidi proprio a un party dopo un cinepanettone della Filmauro. Mi avvicinai e gli dissi: "Professore, io le ho spedito un libro di mie poesie pubb. dalle Edizioni L'Obliquo, l'ha ricevuto?"... Sgarbi conosceva quella casa editrice anche d'arte perché ci aveva pubblicato un saggio e, in più, aveva frequentato, nel suo periodo “veneto”, il mio illustre e colto prefatore, il poeta Fernando Bandini… Mi rispose: "Ma no, davvero? Non mi ricordo di averlo ricevuto, forse lo hai mandato nella casa di Ro?". E così restammo, per un tempo che mi parve lunghissimo, con Sgarbi appoggiato alla mia spalla e un suo amico vicino e ci guardavamo senza dire più nulla... Sembravamo un complesso di statue: pensavo al poeta greco Ritsos, che di statue animate e segrete parlò spesso...
Poi lasciai un mio biglietto da visita ad una sua segretaria albanese, mi pare, carina...
Qualche tempo dopo, a Bologna (io allora vivevo a Roma, proprio sopra il barbiere Natalino, ma tornavo spesso a Bologna dove abitavano i miei), mia madre mi chiama e mi dice: "Andreaaaaa, c'è Sgarbi al telefono!"...
Io presi l'apparecchio e una sua segretaria me lo passò...
E questi mi disse: "Ho poi trovato il tuo libro, c'è anche una bella lettera: ti ringrazio"...
Nella mia lettera c’era un accenno a un verso di Ugo Foscolo: “A egregie cose il forte animo accendono/l'urne de' forti…
Per dire del contagio di passione che alcuni spiriti magni comunicano ad altri spiriti forti (e allora c’è la condivisione, la ricerca profonda) o deboli (e allora c’è l’imitazione pedissequa e sterile)…
Il “cervello elettronico di Ro” – come qualcuno lo appellava – lo metto nel mio Pantheon personale di personaggi che mi hanno elargito un bene immateriale, così come altri, quali Mario Luzi, frequentato spesso a Firenze o Piero Bigongiari visto purtroppo solo 3 o 4 volte, di cui una nella sua bella Arca sull’Arno piena di quadri del seicento fiorentino…
Sgarbi era allora sottosegretario ai Beni Culturali e fissammo un appuntamento a Roma...
Un vice-ministro che ti raggiunge telefonicamente a casa per ringraziarti di un libro ricevuto è sicuramente una persona molto educata…
Tempo dopo, lo andai a trovare al Ministero... Lo aspettai per una mezz'ora, mi dicevano che fosse uscito, e poi apparve sulla porta stringendomi la mano con cordialità e mi disse: “Entra con me”...
Ma lui voleva che entrassi in mezzo ad altre persone, tutti assieme: io, invece, decisi di aspettare fuori - che finisse con gli altri - per poi avere magari un incontro più privato...
Feci un'altra anticamera di non so quanto tempo e, nel frattempo, giunse, pensa un po', il Rettore della mia Università di Bologna, Calzolari che aspettava fuori con me...
Le altre persone (c'erano anche dei buddisti, strani) finirono e il segretario di Sgarbi ci fece entrare: me e il Rettore... E così mi trovai a seguire le vicende della controversia sul lascito di Federico Zeri (paradossale, ricordando l’augurio di morte che Sgarbi aveva lanciato in tv contro il critico più anziano, ex-amico divenuto nemico: pareva quasi uno scherzo beffardo di Zeri dall’aldilà… ) che vedeva opposte l'Università di Bologna e gli eredi...
Passai il pomeriggio così, con Sgarbi che - discutendo di questi affari - prendeva il mio cappello Borsalino poggiato sul divano e ci giocava e poi lo rimetteva al suo posto, per poi riprenderlo...
Quando il Rettore terminò, Vittorio cominciò a indossare un cappotto perché, con un altro gruppetto di persone, doveva uscire per andare a vedere di persona alcuni resti o scavi, non ricordo...
Mi chiesero se volessi aggiungermi al gruppo ma, francamente, mi ero un po' stancato... Se non ci potevano essere 10 minuti di udienza privata, pazienza: in fondo non dovevo chiedergli nulla di particolare, solo parlare un po' d'arte o letteratura, conoscersi un po'...
E così me ne andai... Però il pomeriggio era stato abbastanza curioso, insolito, anche divertente...

Rividi Sgarbi molto tempo dopo, a un'altra anteprima di cinema: ero con una ragazza d’origine angolana, bella (che poi è stata la mia fidanzata per 3 anni circa): lui, come sempre, si toccava nervosamente i capelli e si guardava attorno con un pizzico di sana follia...
Inquietudine dell’intelligenza…
Ma non abbiamo avuto modo di incrociarci da vicino né forse mi avrebbe riconosciuto...
Nel 2004, feci un programma in 10 puntate su argomenti poetici (come autore-conduttore) per RaiNotte: chiesi di poter avere Sgarbi come compagno fisso in ogni puntata: desideravo lo Sgarbi de “Il pensiero segreto”, magari in camicia, con il quale poter chiacchierare di letteratura e d’arte come due ebbri nottambuli; mi risposero: "Sei pazzo?"... Un giovane conduttore che comincia si va a mettere di fianco un navigato divo del piccolo schermo: ti ruba tutto lo spazio”...
Risposi: “Ma c'è anche il caso che il giovane conduttore, riuscendo (un minimo) a domare o a contenere 'sto fenomeno mediatico, faccia il suo battesimo di fuoco e ne esca più che bene”... La cosa non mi spaventava né mi turbava: poi mi interessava la qualità della compagnia, non certo la gara…
Comunque, non me lo fecero avere per questioni legate ai problemi dei politici in tv... E non ho insistito...
Figurati! Per uno come me che aveva passato un'adolescenza a Cosenza, tra le bande di ragazzi, San Vito e Via Popilia, a difendersi dai soprusi: ero perseguitato da uno che era uscito dal riformatorio...
Ero figlio di borghesi ma vivevo molto la strada...
E cercai, in seguito, di essere il migliore al Liceo Classico Telesio...
Figurati, Cesare, se avessi paura di Sgarbi!...
Che dire di Vittorio? Egli è una forza della natura, un cervello veloce, un uomo colto e brillante...
Pensando al nostro amato Baudelaire, gli direi “mon semblable, - mon frère!”;
è un uomo primitivo, barbaro (e lo dico come un complimento), che mette in crisi certi sistemi e certi assetti già organizzati, certi stereotipi o talune ipocrisie tacitamente condivise; usando spesso il vecchio trucco retorico di surclassare l’avversario di turno, riprendendo i di lui errori grammaticali o lessicali… E Sgarbi, dalla prosa nitida, chiara e avvincente, in ciò ha vita facile…
Ancora: è una persona molto allergica alle ingiustizie, una miccia che prende fuoco subito ma che poi si spegne... Per riaccendersi ancora...
Un reattivo, ribelle, non un prepotente violento…
Non ha il carisma di Celentano né la vivacità di Benigni... Non è un artista, ma è artistico - dannunzianamente - nel rendere la sua vita un'opera d'arte...
Spesso esagera, spesso trancia di netto con giudizi troppo sommarii: ma questo è anche un segno di personalità schietta e non troppo amante dei bizantinismi o dei compromessi: insomma, riesce ad essere persino cristico ed evangelico…
Spesso pare più interessato a stupire - un po' narcisisticamente - che ad andare a fondo alle questioni...
Ma è sicuramente un uomo che meriterebbe di fare il Ministro della Cultura benché sia stato - ingiustamente - rimosso da sottosegretario, proprio perché scomodo e ingestibile;
è un uomo che ama grandemente la libertà (sua e degli altri) e - penso - che in fondo sia anche buono...
Forse l'unica che riesca a prenderlo per il verso suo è proprio la fidanzata Sabrina che - tra l'altro - vidi una volta alla presentazione di un tuo libro e in un altro evento-inaugurazione in via Margutta...
Penso che la cosa peggiore che si possa fare a Vittorio Sgarbi sia quella di ignorarlo...
Se lo incontrassi di nuovo, mi piacerebbe domandargli: “Vittorio, è più grande affermare sé stessi all’infinito o riconoscere l’Infinito come significato di sé?”---

Un caro saluto
ti seguo

Andrea Margiotta


E CHI DECIDE COL TELECOMANDO DICE CHE...


 
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