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RAIMONDO VIANELLO
Nato il
7 maggio 1922 a
Roma. Morto il 15 aprile
2010 a Milano.
F*****
“L’importante
è non farsi notare” diceva lord Brummel, maestro d’eleganza e primo dandy
della storia. Di origini non povere, già sui banchi di scuola il giovane
George manifesta un’innata predilezione per
l’eleganza e la cultura. Tanto da
divenire, ben presto, amico e consigliere di Giorgio IV, principe di Galles.
Un’amicizia lunga e frizzante, animata da blandizie e schermaglie. Se
Brummel - pur consapevole della propria superiorità - resta sempre e
comunque un suddito devoto e fedele, Giorgio IV sperimenta innumerevoli
tentativi (infruttuosi e maldestri) di eguagliare la finezza dell’amico
e consigliere. Leggenda vuole che, pur di emulare lo stile di Brummel, il
sovrano tenti di lanciare una nuova tendenza: quella del gilet sbottonato.
Il risultato è un roboante fallimento. Perché il “Beau” è davvero
inimitabile. E non solo nell’abbigliamento. A distinguerlo è anche la
battuta lesta e mordace, tipica del battitore libero della cultura. Un
fascino che penetra anche nei cuori femminili. Ma lui, il maestro
dell’eleganza, non si lascia facilmente adulare. Risponde agli inviti
compiendo incursioni veloci e discrete, dalle quali si congeda con un
giudizio, una frase, una battuta. Parole destinate ad echeggiare per lungo
tempo nei discorsi degli altri invitati. Uno stile, quello del “Beau”,
sobrio e raffinato. Mirabilmente rispolverato - più d’un secolo dopo - da un
altro indimenticabile lord, questa volta del piccolo schermo: Raimondo
Vianello.
Figlio della buona borghesia romana (ma di origini
venete), Raimondo trascorre la sua giovinezza a Pola, dove il papà Guido -
ammiraglio della Regia Marina - viene trasferito per guidare l’Accademia
navale. Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale la famiglia Vianello
si trasferisce a Spalato, in Dalmazia. Raimondo, seguendo le indicazioni del
padre che lo vorrebbe diplomatico, si iscrive alla facoltà di
Giurisprudenza. La Storia
bussa prepotentemente alla porta: occorre scegliere da che parte stare. Come
tanti suoi coetanei, anche il bersagliere Vianello aderisce alla Repubblica
di Salò. Nel 1945 viene detenuto dagli Alleati nel campo di concentramento
di Coltano. Qui conosce - tra gli altri - il poeta americano Ezra Pound, gli
attori Dario Fo, Walter Chiari, Enrico Maria Salerno ed il regista Luciano
Salce. Forse è proprio
lì, dietro quei reticolati eretti nella torrida pianura pisana, che
Raimondo affina la sua attitudine al sorriso e all'ironia. Cercando, tra le
pieghe della disperazione, il lato comico della vita. Uscito vivo dalla
“fossa dei fachiri” (una grande buca cosparsa di pietre aguzze ove venivano
spesso confinati i prigionieri di quel campo), si butta nello sport,
diventando - insieme al fratello Roberto - atleta e dirigente del Centro
Nazionale Sportivo Fiamma. La sua grande passione è il calcio. Nel 1946 il
Palermo (all’epoca in serie B) gli offre trentamila lire al mese per giocare
in rosanero. Poi, però, l’incontro “fatale” con due giovani autori: Pietro
Garinei e Sandro Giovannini. Per puro divertimento Vianello partecipa al “Cantachiaro
N° 2”,
interpretando il ruolo di un ufficiale americano. Ci prende gusto. Gli
spettatori ammirano il suo umorismo sagace ed elegante. Alto, biondo e
dinoccolato, Raimondo calca i palcoscenici del teatro di rivista al fianco
di Wanda Osiris, Erminio Macario, Carlo Dapporto e Gino Bramieri. Ma è con
Ugo Tognazzi il sodalizio perfetto. I due cominciano a lavorare insieme in
teatro nel 1951. Il 19 gennaio del 1954 debuttano nella neonata televisione
all’interno del programma “Un due tre”. Nel giro di poche puntate la coppia
conquista il pubblico a forza di battute ed esilaranti sketch. Tanto da
divenire protagonisti assoluti dello show per ben cinque anni.
25 giugno 1959:
i due mattatori mettono in burla un “incidente” avvenuto la sera prima al
palco d’onore del Teatro alla Scala. Protagonista l’allora presidente della
Repubblica Giovanni Gronchi che, a causa della disattenzione di un
collaboratore che non gli aveva avvicinato la sedia, cade a terra nel
sedersi a fianco del premier francese De Gaulle (in visita ufficiale in
Italia). Il contrattempo viene teletrasmesso in diretta, ma nessun organo di
informazione ne parla. Il duo, ingenuamente o maliziosamente, decide di
ripetere la scena in televisione. Vianello toglie la sedia da dietro a
Tognazzi che sta per sedersi e gli dice: “Ma chi ti credi di essere?”.
Tognazzi, seduto sul pavimento, allarga le braccia rispondendo: “Tutti
possono cadere!”. Il siparietto (scritto da Giulio Scarnicci e Renzo
Tarabusi) viene
accolto dal pubblico in studio con una fragorosa risata. I vertici Rai,
però, non gradiscono affatto. Fine della trasmissione, lettere di
licenziamento per la fantastica coppia Tognazzi-Vianello. Ingiustamente
silurato, Raimondo si consola tra le braccia della sua fidanzata, Sandra
Mondaini, conosciuta un anno prima sulle tavole del teatro di rivista.
Milanese, figlia del pittore e umorista Giacinto Mondaini, Sandra aveva
debuttato qualche anno prima come soubrette al fianco di Macario,
imponendosi prontamente come attrice brillante. Con Raimondo è subito amore.
Due icone dello spettacolo italiano. Ma anche due attenti osservatori dei
costumi privati e dei tic delle coppie moderne. Chi li conosce, assicura che
anche nella vita di tutti giorni sono esattamente così come appaiono in
scena: burloni, conflittuali e con quell’aria di non prendersi troppo sul
serio che li ha caratterizzati sino alla fine della loro unione,
professionale e privata. I due convolano a nozze nel 1962. Non avranno
figli. Ma insieme adotteranno un’intera famiglia di filippini.

Dalle passerelle dell’avanspettacolo Raimondo sbarca
ben presto sul grande schermo quale protagonista di vari film,
molti dei quali al fianco dell’amico Tognazzi. Al cinema Vianello interpreta
spesso ruoli irriverenti: dal capo arrogante al burocrate tignoso, passando
per l’immancabile marito cornuto. Ma è la televisione il suo palcoscenico
naturale. Nel 1967 lo ritroviamo “valletto” di Corrado ne “Il tappabuchi”.
Dopo il “divorzio” da Tognazzi, Raimondo rinvigorisce il suo legame
professionale con Sandra, spalla e complice perfetta di memorabili sketch.
Nasce la più celebre coppia della televisione italiana, che si impone per il
garbato e mordace umorismo con cui anima le parodie del proprio teatrino
domestico. Lui a letto che legge pigramente il giornale, La gazzetta dello
sport. Lei che sbuffa inquieta e annoiata… il bello è che Raimondo non si
arrabbia mai: impassibile la guarda e, con aria canzonatoria, si volta
dall’altra parte. Una scenetta tanto semplice quanto geniale, proprio perché
fedele a moltissime camere da letto italiane. “Studio Uno”, “Sai
che ti dico?”, “Tante
scuse”, “Di nuovo tante scuse”, “Noi ...
no!”, “Sette e mezzo”, “Stasera niente di nuovo”, “Io e
la Befana”: sono questi gli indimenticabili varietà di casa
Rai che li vedono protagonisti nei cupi anni Settanta. “Attenti a quei due”
(1982) segna l’esordio della coppia sulle reti Fininvest. La formula è
quella del classico varietà, animato da giochi e ospiti musicali. Ma a farla
da padrone sono sempre le gustose gag matrimoniali di Sandra e Raimondo. Mai
una battuta volgare o una caduta di gusto. L’anno successivo ritroviamo
Vianello al timone di “Zig Zag”, il primo vero programma traino verso il
prime time di Canale 5, in
concorrenza col “Loretta Goggi quiz” trasmesso da Raiuno. La trasmissione
chiude i battenti alla terza edizione a causa della morte dell’attore Enzo
Liberti, spalla di Raimondo in “Zig Zag” e suo grande amico.
Nel 1987 la celebre coppia conquista la prima serata del sabato: “SandraRaimondo
Show” è il titolo dello sfarzoso varietà in onda su Canale 5. Il programma -
che richiama le atmosfere made in Usa per un costo di ben cinquecento
milioni di lire a puntata - è caratterizzato da grandi balletti, ospiti
importanti e quiz. Il tutto condito dall’insostituibile verve comica dei
Vianello che, nel corso della trasmissione, festeggiano in diretta i
venticinque anni di matrimonio. Il 17 gennaio del 1988 alle ore 19.05 va in
onda su Canale 5 la
prima
puntata di “Casa Vianello”, la sit-com più famosa e longeva prodotta dalla
televisione italiana. La prima stagione viene realizzata presso lo studio
Clodio della Cerrato Compagnia Cinematografica a Roma, città nella quale
vivono i due coniugi. A partire dalla seconda stagione Sandra e Raimondo si
trasferiscono a Milano.
La serie viene quindi realizzata presso gli studi di Cologno Monzese, sotto
la supervisione di Fatma Ruffini. Nel giro di poche settimane “Casa
Vianello” diviene la casa di milioni di telespettatori che, tra un sorriso e
uno sberleffo, si riconoscono negli spassosi battibecchi messi in scena
dalla coppia più amata dagli italiani. Nella sit-com Raimondo appare come un
anziano signore, irascibile e solitario, che gioca a fare il Don Giovanni
con la bella vicina di turno. Sandra è la moglie brillante e ospitale,
sempre piena di iniziative volte a ravvivare la “piatta” vita coniugale. In
mezzo, la simpatica Tata (interpretata da Giorgia Trasselli), che
diplomaticamente tenta di districarsi tra i due fuochi. Memorabile la
conclusione di ogni episodio: Sandra scalcia sotto le coperte, innervosita
da una vita troppo grama e noiosa; mentre Raimondo, impassibile, continua a
leggere il suo giornale sportivo preferito.
Dai Vianello molti coniugi italiani hanno imparato ad
accettare meglio, con ironia, gli amabili o fastidiosi difettucci
del partner. Nel 1991 Raimondo torna al suo grande amore: il calcio. Conduce
“Pressing”, la risposta Mediaset alla mitica “Domenica sportiva”. Anche qui
il fuoriclasse Vianello fa il pieno di ascolti, mettendo la sua ironia al
servizio del “sacro” pallone. Una passione mai sopita: per anni, pur
lavorando nel mondo dello spettacolo, gioca nella SaMo, la squadra di terza
categoria di cui è presidente (il cui nome corrisponde alle iniziali della
moglie). A 76 anni suonati gioca nel Derby del Cuore segnando finanche un
goal. Simpatizza per l’Ancona, la squadra della città materna. E preferisce
la Roma
alla Lazio, fors’anche per far dispetto ai fratelli. Nel 1998 viene
arruolato per capitanare il Festival di Sanremo. Sul palco con lui, la
bellissima top model Eva Herzigová e la simpatica attrice Veronica
Pivetti. Memorabile la sua boutade con Madonna: “Cosa canta? ‘Frozen’
(‘Ghiacciato’)? Si vede che si è ispirata al mio camerino!”. Morbida e
sinuosa la rockstar si esibisce tra il delirio dei fans. A questo punto Lady
Ciccone vorrebbe scambiare qualche parola col presentatore che,
imperturbabile, la liquida con un perentorio: “Dobbiamo andare avanti”.
Con
“Crociera Vianello” (2008) Sandra e Raimondo si congedano dalle scene, anche
se lui si rende disponibile ad intervenire in trasmissioni (soprattutto
sportive) quale “ospite un po’ dormiente”. Le repliche di “Casa Vianello”,
intanto, continuano ad imperversare con successo nelle case degli italiani.
“L’umorismo è scoprire il ridicolo anche nella morte”, aveva detto tempo fa
Raimondo. Vogliamo immaginare che lui, il gentleman del piccolo schermo, sia
riuscito a sorridere anche in questa estrema occasione. Di sicuro la tv,
orfana di Raimondo Vianello, è più insipida e, per dirla con Sandra, barbosa
e noiosa.
Aggiungo un caro ricordo personale. Negli anni sessanta o settanta ebbi
l'occasione, in una squadra di giornalisti, di misurarmi in una partita di
calcio con una squadra di attori e personaggi dello spettacolo. C'era anche
Raimondo Vianello. In campo, lo ricordo ben diverso dal Raimondo delle
scene: aggressivo, aspro nel gioco, determinato a vincere e assolutamente
privo della sua qualità umana fondamentale, l'ironia (come Sandro Ciotti,
anch'egli presente). Anni dopo, in una partecipazione a "Pressing", gli
ricordai l'episodio, durante la pubblicità. E lui, compiaciuto: "Parlane,
parlane in trasmissione!". E io ubbidii: "Il Raimondo sobrio e english che
vedete qui è ben diverso dal calciatore che ho conosciuto sui campi da
gioco...". Raimondo sorrideva, lusingato. In quel momento pensai che il
gioco del calcio gli piacesse intimamente anche più del suo lavoro, che
svolgeva con immenso successo.
ps. Infine, una postilla polemica. A Mike Bongiorno
furono accordati i funerali di Stato. Io penso che i funerali di Stato
debbano essere un omaggio esclusivo per eroi, umili sconosciuti e quasi
sempre poveri, immolatisi al servizio dello Stato; o, al massimo, per
personaggi di indiscutibile, sottolineo indiscutibile, rilevanza nel mondo
istituzionale politico scientifico
culturale. Ma se i funerali di Stato sono stati concessi a Mike, perché no
a Raimondo? Forse perché - il dubbio è stato avanzato - perché Vianello a
vent'anni aveva aderito alla Repubblica di Salò? Sarebbe una motivazione non
solo ingiusta, ma anche molto triste.
(27
aprile 2010)
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