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VITTORIO SGARBI

Nato a Ferrara l’8 maggio 1952.   F ***

(c.l.) In attesa di pubblicare un ritratto compiuto di Vittorio Sgarbi, oggi nel nostro dizionario diamo notizia di una polemica, che mi riguarda, con il "re degli urlatori". In breve, si tratta di questo: intervenendo sul Giornale, a proposito di un caso di cronaca chiassoso (il presunto ricatto ad Alessandra Mussolini per un misterioso video hard), Vittorio - sorprendentemente - mi ha tirato dentro le polemiche sulla televisione strillata, indicandomi come un autore che scientificamente organizzava risse televisive. Ho sentito la necessità di replicare, con una lettera al direttore Vittorio Feltri. Contestualmente, il Giornale di oggi (4 dicembre 2009) pubblica la controreplica di Sgarbi. Ospitiamo dunque tutto nel mio "Decoder". 
La controreplica di Sgarbi - che non riesce a non essermi simpatico! - meriterebbe un'ulteriore puntualizzazione. Penso che rischieremo di stancare i lettori e di logorare il neonato "Decoder". Tuttavia, due note sono indispensabili. 
La prima: confermo ciò che ho scritto e potete leggere qui sotto, tutti sapevano tutto. La seconda: con la straordinaria disinvoltura dialettica che lo distingue, Vittorio Sgarbi oggi rivendica il merito del suo passaggio da polemista ad arbitro, a "Domenica cinque"! Mai visto - complimenti a lui e a chi eventualmente gli abbia suggerito la parte - un arbitro di questa vocazione... L'arbitro Vittorio, infatti,  urla come e più di prima, zittisce gli altri, interviene interrompendo i contendenti, insulta, mai resistendo alla tentazione di nuove "sorgive liti", come lui le definisce: insomma, come sempre, fa ciò che gli suggerisce il suo istinto, di vero animale da palcoscenico. La terza nota: non è vero che Mediaset abbia rimosso me e Paola Perego, peraltro assolutamente estranea a non responsabile di tutte queste polemiche, dal pomeriggio domenicale. Tutti e due, Paoletta e io, a inizio stagione (autunno 2008), avevamo pubblicato annunciato che sarebbe stata la nostra ultima domenica, fatica professionale non comune e io, tra Rai e Mediaset ne ho fatto undici, di fila, un record. Vero è che ho sciolto, di mia esclusiva iniziativa, gli impegni che mi legavano a programmi Mediaset per un altro biennio: se dovesse un  giorno esserci opportunità di parlarne, parleremo dei motivi, atipiche e sconcertanti divergenze; oggi non è un tema all'ordine del giorno, dubito comunque che possa incuriosire qualcuno., Se poi l'attuale domenica sia più sobria o più urlata delle precedenti, grazie o no anche alla stabile e preziosa presenza di Sgarbi, re degli ascolti, non è argomento che mi interessi. Chiunque, se interessato a differenza di me, può giudicare.  

(dicembre 2009)


 Caro Sgarbi, ti indigni ma passerai alla storia come il re degli urlatori

di Cesare Lanza

Caro Direttore,
premetto che non voglio entrare in polemica con Vittorio Sgarbi, in relazione al suo articolo di mercoledì, titolato «Il Giornale sventa il ricatto: perché Mussolini l’accusa?». Non voglio, per due motivi: primo, perché Sgarbi mi è simpatico (fino all’altro ieri, pensavo che anch’io lo fossi a lui); secondo, perché Vittorio ha una compulsiva vocazione a insultare i suoi interlocutori e questo tipo di duello mi è estraneo. Non replico più di tanto neanche all’inatteso suo insulto di ieri: a suo dire, infatti, io sarei uno scienziato delle risse televisive e il mio sarebbe un gioco «sporco» perché convocherei i presumibili protagonisti delle dispute e dei litigi televisivi, senza dir loro chi si trovino di fronte - ad esempio, a Buona domenica l’angioletto inconsapevole Sgarbi da contrapporre, a sorpresa, ad Alessandra Mussolini o ad Alessandro Cecchi Paone.
È una ingenua (?) bugia: tutti i miei invitati sono sempre stati messi al corrente di tutto. Nel caso Sgarbi/Mussolini, era previsto che i due, secondo copione, facessero pace da noi, dopo uno scontro in altra precedente trasmissione; oppure, se non avessero voluto far pace, addirittura si ignorassero e non si incontrassero affatto, entrando in studio uno dopo l’altro. E nel caso di Cecchi Paone, si trattava di un programmato faccia a faccia! Lascio ai lettori pieno diritto di giudizio: da lustri Sgarbi è il re del furore televisivo, ha litigato con tutti, ha urlato come un ossesso, ha insultato chiunque, ha sostenuto memorabili battaglie contro tutto e contro tutti e il contrario di tutto e tutti, cambiando spettacolarmente umore... e ora viene, tomo tomo cacchio cacchio, a impartirci, proprio lui, una lezione sulla necessità di una tv quieta, e ad aggredirmi, indicandomi come quello che «scientificamente» organizzava la televisione urlata? Ma via.
L’urlatore, il provocatore è lui, anche se dannunzianamente definisce «sorgive liti» le sue imprevedibili mattane. Sorgivo anche ieri: infatti, prendendo spunto da una polemica seria (il caso Mussolini, il presunto video hard, il ricatto), ricama deliziose e perfide ipotesi, improbabili e anche un po’ morbose fantasie, sui possibili amori trasgressivi di Alessandra. Perché? Solo per provocare, divertirsi, esibirsi. A casa mia, in parole povere, si dice: intinge il biscotto in un gustoso piatto.
Siamo seri. Così come non sono le notizie e le discussioni il motivo di scandalo (in questo sono d’accordo, ovviamente, con Sgarbi) sul caso Mussolini, ma al centro del caso dovrebbe essere l’accertamento, come ha fatto Il Giornale, della verità - ecco, allo stesso modo, non sono gli autori o i conduttori delle cosiddette risse televisive i responsabili dell’eventuale scandalo; i protagonisti sono Sgarbi, indiscutibile maestro storico del genere, e i tanti pupi coatti e le tante smaniose pupe che girano per gli studi televisivi, a dire cose intelligenti e paradossali (Vittorio, spesso ma non sempre) e futili sciocchezze (quasi sempre, pupi e pupe).
Aggiungo, e sono io ora a provocare: perché indignarsi? Questo è neorealismo televisivo, paragonabile al neorealismo cinematografico. Sgarbi è, oggi in video, simile allo «sciuscià» del dopoguerra al cinema. È un documento vivente: forse non lo sa, ma sarà oggetto di studio, dagli storici, tra cinquant’anni, almeno da parte di chi si chiederà «com’eravamo».

I reality, i talk rissosi, le sorgive liti, i conflitti politici nei dibattiti, il continuo ring della televisione: questo si studierà, per capire qualcosa. Al centro degli studi certamente Sgarbi, sommo e complesso, insieme con i pupi, i coatti urlanti, gli sconvolti, i simboli grotteschi e drammatici di un’umanità confusa, insolente e, purtroppo, spesso rabbiosa e inconsciamente disperata.

cesare@lamescolanza.com

IL GIORNALE, 04-12-09


Caro Lanza, ammettilo: fai la tv delle imboscate perché cerchi la rissa

di Vittorio Sgarbi

Cesare Lanza è un uomo intelligente e dice cose condivisibili. Non può certo pensare che io abbia risentimento nei suoi confronti. Le ire, come i piaceri, passano; e non avrei fatto riferimento al suo «Ring» se non avessi sperimentato i suoi metodi di autore, divertito a vedere i suoi ospiti scazzottarsi. Figuriamoci uno predisposto e largamente allenato. Ma egli non può fingere di non sapere, come io so con certezza, che se la domenica di Canale 5 è cambiata e se egli non ne è più l’autore, è proprio perché l’editore non ha condiviso la sua visione, e ha voluto tentare, sostituendo anche la conduttrice, una risposta meno conflittuale con la programmazione di Raiuno nella stessa fascia oraria.
Nonostante le buone intenzioni non si è ancora arrivati ai dibattiti che io auspicavo nell’articolo dell’altro ieri sul Giornale, ma intanto Lanza si sarà accorto che, richiesto di essere presente ogni domenica, ho scelto il ruolo inedito, e sorprendente per il mio carattere, di arbitro. Proprio per evitare il tipo di autore che Lanza ha così ben descritto, lusingandomi con il suo giudizio e sostanzialmente condividendo le belle osservazioni sulle mie rabbie televisive di Michele Serra in un’«Amaca» di qualche giorno fa su Repubblica. Io dunque sarei «il re del furore televisivo», e riconosco a lui di essere il teorico del «neorealismo televisivo» sul quale io non esercito giudizi moralistici. Rilevo, per ciò che mi riguarda, che egli parla di un «inatteso» mio insulto e di «imprevedibili mattane», come lui traduce la mia formula, più letteraria, «sorgive liti».
Dunque mi riconosce imprevedibilità; infatti non si conoscono di me soltanto le risse, generate in un ambiente predisposto, ma anche ponderate riflessioni, lezioni, spiegazioni in dibattiti nei quali posso addirittura aspirare a un ruolo arbitrale. Dunque perché ho fatto riferimento al «Ring» di Lanza? Perché quello era il clima che egli intendeva creare, e non è affatto una «ingenua (?) bugia» perché gli incontri-scontri, anche contando sul mio carattere, con la Mussolini e Cecchi Paone, certi dell’inevitabile risultato, erano «previsti» da lui, a mia insaputa. In quel tempo, infatti, io non avevo alcuna intenzione di far pace con la Mussolini, e avevo ripetutamente chiesto di non incontrarla né prima, né dopo, né tantomeno nel «Ring». Quanto a Cecchi Paone, con il quale avevo avuto uno scontro da Chiambretti, e altri forzati confronti da Belpietro e da Moncalvo, ricordo perfettamente che mentre ero intervistato da Paola Perego, improvvisamente egli irruppe in diretta non annunciato e non previsto, facendomi il gesto delle corna. E qui le belle considerazioni di Lanza si scontrano con la realtà di cui restano, ovviamente, le registrazioni televisive. E se si possono condividere i suoi argomenti, in astratto, nella «realtà» chiunque può vedere che io ho inveito contro di lui e contro la Perego per la loro scorrettezza, rivelando chiaramente di essere stato ingannato e di non essere stato informato della presenza dei due non desiderati contendenti.
Anche in un vero ring i pugili conoscono i loro avversari. Nel «Ring» di Lanza l’antagonista era introdotto senza informare il campione non solo di dialettica, ma anche di rissa. Con risultati prevedibili. Si abbia dunque la mia ricambiata simpatia, Lanza, ma non faccia il furbo: esistono le registrazioni delle trasmissioni che lo inchiodano. E, se ritira l’insinuazione sulla mia «ingenua bugia», possiamo rivedercele come due vecchi amici che studiano un’epoca della televisione nel tempo dei reality. Altrimenti potrò chiedere di recuperarle negli archivi Mediaset affinché, in una prossima puntata domenicale, tutti possano verificare la mia dichiarata e prevalente ira di allora (oggi amici come prima) verso di lui più che verso la Mussolini e Cecchi Paone. Il «neorealismo televisivo» non inganna, e la mia rabbia vera contro Lanza (da lui forse rimossa, per prorompente affetto) non ammette dubbi. Smentendo almeno una parte delle rimostranze di Lanza che gli hanno consentito di scrivere questa bella lettera.

IL GIORNALE, 04-12-09

 


Alcune gustose "liti sorgive" di Sgarbi


Sgarbi vs Barbara D'Urso

Le Iene Vittorio Sgarbi Vs Aldo Busi

Lite Sgarbi-Travaglio

Lite Sgarbi-Casalino

Lite Sgarbi-Guzzanti a Tetris

 

(viverecivitanova.it, 04/03/2010)
San Severino: Vittorio Sgarbi presenta il libro 'L’Italia delle meraviglie'

(TgCom, 03/05/2010)
Una domenica da Sgarbi-show
Prima si denuda, poi bacia la Parietti

(Adnkronos, 16-06-10)
Sudafrica 2010: Sgarbi, non escludo
Italia in finale, forse tifa anche Lega

(Corriere della Sera, 18/06/10)
Sgarbi «cancella» il Polo. «Musei? Biglietto unico»
Il critico si insedia a Palazzo Reale, subito il tour dei «gioielli». Primo atto: nuovo nome per la soprintendenza


 
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