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ALIGHIERO NOSCHESE
  

Nato il 25 novembre 1932 a San Giorgio a Cremano. Morto il 3 dicembre 1979 a Roma.    F****

“Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo in un altro ti svegli e devi cominciare da zero, situazioni che stancamente si ripetono senza  tempo una musica per pochi amici come tre anni fa. A questo punto non devi lasciare qui la lotta è più dura ma tu se le prendi di santa ragione insisti di più, sei testardo questo è sicuro quindi ti puoi salvare ancora metti tutta la forza che hai nei tuoi fragili nervi quando ti alzi  ti senti distrutto fatti forza e va incontro al tuo giorno non tornare sui tuoi soliti passi basterebbe un istante”.

Per Alighiero Noschese, quell’“istante” cantato da Edoardo Bennato - suo conterraneo - si è suggellato con un empio click. Nasce a San Giorgio a Cremano, alle pendici del Vesuvio. Per l’adolescente Alighiero, gentile e beneducato,  il padre - alto funzionario statale - sogna la carriera di avvocato. Mentre la nonna, di nazionalità tedesca, già intravede nel mite nipote le future potenzialità di perfetto imitatore-attore. Infatti lo scaltro giovinetto, avendo perfettamente memorizzata la voce di suo padre, di tanto in tanto usa tale stratagemma per giustificare le sue assenze al preside della scuola dei salesiani al Vomero.  L'escamotage gli permette di infilarsi nel buio di un cinema dove proiettano i film di Rodolfo Valentino, Tom Mix e Charlot. Inseguendo il suo desiderio di imitare personaggi famosi, il giovane Alighiero corre a Roma e partecipa a diversi spettacoli di beneficenza.

Davanti ad un pubblico composto soprattutto da aristocratici romani imita Carlo Dapporto e  incanta la platea. Ma per non contravvenire al desiderio paterno torna a Napoli e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza e affronta alcuni difficili esami di letteratura giuridica: fra questi, filosofia del diritto, esposta con la voce cavernosa di Amedeo Nazzari, e diritto ecclesiastico, sciorinato con la voce di Totò. L'exploit viene accolto senza battere ciglio dalla commissione di esami. A questi minishow assiste anche il futuro presidente della Repubblica, Giovanni Leone, in quegli anni professore ordinario di procedura penale. Racconta lo stesso Noschese che fu il sorridente Leone ad avvicinarlo, chiedendogli di imitarlo. Nonostante il comprensibile imbarazzo di Alighiero, Leone si diverte e lo invita nella sua casa, davanti a tutta la famiglia, a reinterpretare la sua imitazione. Il risultato è esilarante. Il ragazzo, segretario della Federazione giovanile comunista, in quegli stessi anni lavora come giornalista, esperto di gossip (ma allora si chiamava cronaca mondana), nella redazione napoletana di “Paese Sera”. Ed anche qui, irresistibilmente attratto dallo studio della fisiognomica e della voce dei personaggi politici più importanti del momento, si inerpica nell’imitazione di Palmiro Togliatti, indiscusso leader del Pci. Risultato: il severo direttore del quotidiano, poco divertito dall’irriverente imitazione, licenzia il disobbediente giornalista. Poco male,  un’altra opportunità di stampo giornalistico affiora per il futuro mago delle voci. Vittorio Veltroni, papà di Walter, lo assume come praticante nel giornale radio da lui stesso diretto. E’ lo stesso Veltroni ad indicare al suo giovane redattore la strada della rivista.

Sottoposto ad un difficile provino, propone ben 21 voci. Con straordinaria abilità diventa rumorista radiofonico. Il sibilo di un treno, il borbottare di una macchina da caffè, il chicchirichì di un gallo... Noschese riproduce tutto con la sua eclettica voce. Inevitabile l’essere investito dalla bramosia di accedere a nuove imitazioni e parodie. Poi debutta in un piccolo ruolo: una ricostruzione della Prima guerra mondiale della quale si è occupato un altro grande della radio, Riccardo Mantoni, fratello del più noto Corrado. Nel 1953 ritroviamo Noschese come uno degli animatori del cast della trasmissione radiofonica “Caccia al tesoro”, programma tra il gioco ed il giallo, nel quale un improbabile “maresciallo La Rosa”, coadiuvato dai radioascoltatori, deve ritrovare la refurtiva sottratta dal ladro Lupin. Gli autori del programma - il mitico duo Garinei e Giovannini - lanciano il tessitore di voci sui palcoscenici di mezza Italia. Ventunenne, espressione furba e scattante, è ufficialmente arruolato nella compagnia teatrale di Billi e Riva. Maschere bonarie e feroci di un’Italia ancora restia a cancellare i luttuosi echi di un sanguinario conflitto mondiale, ma affamata comunque di leggerezza e buonumore. Recita accanto agli altisonanti nomi della rivista anni Cinquanta, da Tino Scotti a Nuto Navarrini. Si divide fra teatro e radio, distribuendo le sue naturali doti in programmi storici come “Il coccodrillo rosso”, “Rodeo” (memorabili, tuttora, i siparietti di Kranz e Krunz), “Il birillo rosso e nero” e in un giallo radiofonico, “La grande Caterina”.

Gli anni Sessanta  giungono carichi di doni. Nel 1961 Alighiero Noschese, sul palco del Velodromo Vigorelli di Milano, furoreggia interpretando, con superbo stile,  la modernità tranchant degli urlatori e dei primi cantautori. Inarrestabile la sua popolarità, condita dall’immediatezza della sua comunicazione e dalla bonarietà sincera della sua persona. E’ promosso protagonista del primo spettacolo di satira politica italiano: “Scanzonatissimo”. Dino Verde, autore da sempre dei testi di Noschese, in scena gli affianca compagni di lusso: Antonella Steni, Elio Pandolfi e Gisella Sofio. Il pubblico teatrale, non avvezzo alla elegante derisione di personaggi politici e vip dello spettacolo, ne è immediatamente conquistato. “Fu un successo nato da un passaparola - ricorda Dino Verde -, la gente appena uscita dal teatro raccontava all’amico di turno: corri a vederlo perché presto lo censureranno e tutti finiranno a Rebibbia”. La satira  è pungente ma mai offensiva, nelle imitazioni dei potenti. Quasi suo malgrado, per la sotterranea timidezza, è incoronato divo. Rimbalza sul grande schermo, in pellicole minori come “Obiettivo ragazze” con Tony Renis e Walter Chiari. E  la tv! “Gran galà”, “La prova del nove”, “Processo a Noschese”... Proprio in quegli anni incontra Edda De Bellis, un’ex dipendente del Teatro Parioli, e si sposa nel 1963. Alighiero è innamoratissimo, dall' unione nascono due figli, Antonello e Chiara. Poliedrico volto del piccolo schermo, il “guaglioncello”  è mattatore assoluto in “Alta fedeltà”. Ma in questa stessa trasmissione inciampa nell’imitazione folgorante  di Amintore Fanfani, allora ministro degli Esteri, uno dei dirigenti più potenti della democrazia cristiana allora imperante, e sconta la caricatura “eccessivamente” ironica del politico aretino con un forzato esilio dalla Rai. Rimane profondamente colpito, sensibile e signorile com'è, dalla repentina estromissione dall’azienda.

Non si arrende certo. Il Fregoli moderno affila le sue capacità studiando ininterrottamente, quasi ossessivamente, altri personaggi da irridere graziosamente. Accesso negato in video, ma via libera alla radio per Alighiero. Dalle onde radio di “Batto quattro”, varietà radiofonico, si gustano le “leccornie” condite dall’ineffabile ironia e leggerezza di Sandra Mondaini, Lina Volonghi, Walter Chiari e Gino Bramieri: stratosferici talenti, memorabili. Poi un’altra pietra miliare della radio nazionale: “Gran Varietà” di Amurri e Jurgens, la domenica mattina si veste di nuovo. Gags proverbiali tramandate ai posteri, quelle fra Rina Morelli e Paolo Stoppa, Paolo Panelli e Bice Valori, Monica Vitti e Johnny Dorelli.  Noschese, “stakanovista” dello spettacolo, si riaffaccia sui palcoscenici italiani portando in tourneè  “La voce dei padroni”, show di Garinei e Giovannini. Affollatissimi i botteghini... Nel 1968 lo ritroviamo protagonista di una sommessa rentree all’interno di una  sparigliante “Canzonissima”. Con l’eretico Noschese, la scandalosa Mina, già cacciata dalla Rai nel 1962 per aver sbattuto in faccia, all’Italia intera, una maternità non santificata dal sacro vincolo del matrimonio. E ovviamente, la  presenza dei due "peccatori", è una delle migliori “Canzonissime” della storia televisiva. Ma il supremo imprimatur del reintegro in Rai si appalesa con “Doppia Coppia”, varietà del sabato sera nel quale, per la prima volta!, si osa imitare i personaggi politici. Tanta benevolenza pare si debba all’intercessione dell'allora presidente della Repubblica, Giovanni Leone, rieccolo, estimatore assoluto della bravura dell’attore-imitatore. E’ l’apoteosi del mito Noschese. L'esilarante artista napoletano prende di mira personaggi politici, giornalisti televisivi e i cantanti, soprattutto quelli di “Canzonissima”. Puntiglioso, maniacale nei dettagli, si impossessa anche dell’anima più nascosta dei personaggi imitati. Supportato da testi feroci, spesso triturati dalla censura. Esaspera i tic, la mimica facciale e gestuale delle sue predilette vittime. Un Ruggero Orlando che nel suo disordinato gesticolare finisce sotto il tavolo. Giulio Andreotti, che si scatena canticchiando canzoncine. Mariolina Cannuli, della quale dipinge una esasperata roca sensualità. Con i cantanti è spietato e tagliente: ombreggia un Sergio Endrigo presunto menagramo, un Gianni Morandi dalle stratosferiche mani. Alighiero è meticoloso, nulla sfugge alla sua perfezionistica maniacalità. Sua assistente indispensabile, la fata del  trucco Ida Montanari.   

Ombelico scoperto, caschetto biondo, fisico da pin-up, Raffaella Carrà si mostra così in uno scatenato “Tuca Tuca”, sigla piccante di “Canzonissima”, edizione 1971. E di nuovo le decine di imitazioni del trasformista napoletano a corredare il programma. E ancora poco incisive apparizioni cinematografiche per Noschese: “Il furto è l’anima del commercio” e poi “Boccaccio”, entrambi di Bruno Corbucci. In tivu, un’altra trasmissione miracolata da Alighiero. Questa volta l'attore furoreggia nel programma “Formula Due” affiancato da una giovane attrice e imitatrice di razza: Loretta Goggi. Esplosiva la miscela fra i due, che infilano magnificamente i panni di coppie famose: Sofia Loren e Carlo Ponti, Giulietta Masina e Federico Fellini...  Noschese è il re degli imitatori, si sdoppia fin quasi dimenticare chi egli sia veramente. Corteggiato dai potenti e dai noti volti televisivi, che implorano una sua puntuale macchietta. Nel 1974 la buona sorte gira d'improvviso. La moglie Edda chiede il divorzio. Alighiero, avvilito e amareggiato, viene bruscamente estromesso dalla Rai. Interrogativi pressanti, supposizioni fantascientifiche avvolgono questa inaspettata scelta da parte dei vertici aziendali. Di natura mite e discreta, ma scoppiettante quando indossa panni altrui, Noschese si svela massone. Dichiara le sue simpatie per i socialdemocratici di Saragat, poi nel 1976 svela, nel corso di un'intervista, di votare per il Psi. Mistero fitto. Che cosa ha contribuito o determinato il suo esilio dalla televisione? Lui, depresso e fors’anche demotivato, si avvicina alle emittenti private: prima con Telelazio dove conduce “A letto con…”. Poi su Quinta Rete (in seguito Italia 1), dove interpreta alcune parodie di famosi personaggi televisivi, mise en scène respinte duramente dalla censura dell’emittente nazionale. Partecipa al suo ultimo programma televisivo, “Ma che sera” condotto dalla pimpante Raffaella Carrà.  Ma la depressione è in agguato, inesorabile. E’ il 1978, anno funesto. Il programma va in onda proprio in concomitanza con il rapimento di Aldo Moro. Neanche a dirlo, Alighiero aveva registrato numerose e divertenti gag proprio su Moro - che ovviamente non verranno mai trasmesse. Stanco, con il peso di un dolore troppo imponente da sopportare, nel novembre del 1979 sospende le prove dello spettacolo teatrale “L’inferno può attendere”. E il suo inferno personale, il tormento depressivo lo portano nella clinica romana Villa Stuart. Curiosamente -  è la satira del destino -  in quella stessa casa di cura soggiornano due dei suoi bersagli preferiti per le caricature: Giulio Andreotti e Mariolina Cannuli. Nel gelo di una mattina di dicembre, decide di conclude la sua esistenza con un colpo di pistola.

 

(7 aprile 2010)

 

 
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