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SANDRA MONDAINI
Nata il 1° Settembre
1931 a
Milano. Morta il 21 Settembre
2010 a Milano.
F****
“L’amore
è composto da un’unica anima che abita due corpi” diceva Aristotele. Una
massima che pare cucita addosso a Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Oltre
mezzo secolo di vita insieme, consumata sulle tavole dei teatri di mezza
Italia, sui set televisivi prima Rai e poi Mediaset e tra le mura di casa.
La loro casa: “Casa Vianello”, che negli anni è divenuta la casa di milioni
di italiani. Irascibile, solitario e maldestro lui. Effervescente, solerte
ed estroversa lei. Una coppia perfetta proprio in virtù delle reciproche
diversità, che per ben cinquantadue anni hanno alimentato il loro legame
indissolubile. Vivevano in simbiosi. Nemmeno sorella morte è riuscita
davvero a separarli. Perché quando cinque mesi fa Raimondo è venuto a
mancare, lo strazio di Sandra lasciava presagire l’inevitabile epilogo della
loro grande storia d’amore. Proprio lei, che tenacemente aveva combattuto
per ben due volte contro il cancro e lo aveva sconfitto, si è lasciata
morire per raggiungere - chissà dove - l’unico e immenso amore della sua
vita: Raimondo. Impossibile non ripensare a Giulietta Masina, deceduta anche
lei appena cinque mesi dopo il suo Federico Fellini. E impossibile non
rabbrividire (al di là di ogni razionalissimo pensiero) di fronte a queste
anime gemelle, che si intersecano come un perfetto yin e yang incapace di
sopravvivere senza l’altra metà della mela.
Così per
Giulietta, così per Sandra e per chissà per quante altre persone su
questa terra. L’ultima immagine che abbiamo di Sandra è quella di una donna
trafitta dal dolore, con un occhio bendato, seduta su una sedia a rotelle
senza scarpe e senza più un briciolo di voglia di vivere. L’immagine che,
però, vogliamo ricordare è quella della donna brillante e generosa, ultima
grande madame del varietà italiano. Inscindibilmente legata a Raimondo,
certo. Anche se la sua vita artistica inizia ben prima di incontrare lui.
Figlia di Giacinto (detto Giaci), pittore e umorista della rivista satirica
“Il Bertoldo”, Sandra debutta in fasce, a soli sei mesi, quale testimonial
di una campagna contro la tubercolosi. A due anni, per la stessa causa, il
suo visino finisce pure sui francobolli. Verso la fine degli anni Quaranta
inizia a lavorare come
modella
per il settimanale femminile “Mani di fata”. Nel 1949 debutta sulle tavole
del Teatro Olimpia di Milano nella commedia “Ghe pensi mi”, al fianco di
Tino Scotti e Franca Rame. Nel 1953 si affaccia sul grande schermo con “Attanasio
cavallo vanesio” di Renato Rascel per
poi entrare nella compagnia di rivista della tv di Stato al fianco di Febo
Conti, Pietro De Vico, Elio Pandolfi, Antonella Steni e Giulio Marchetti. Al
battesimo della tivvù (1954), Sandra è presente quale protagonista della
trasmissione “Settenote”. Nel 1955 Erminio Macario la arruola nella sua
compagnia in veste di soubrette. Al suo fianco Sandra impara i segreti del
mestiere e le dure leggi del palcoscenico. E’ con lui che inizia a mostrare
quel suo innato talento comico e brillante, imponendo al pubblico una nuova
immagine di soubrette: antidiva, verace e frizzante. Pochi lustrini e tante
risate. Una Wanda Osiris al contrario!
“L’uomo si conquista la domenica”,
“E tu biondina…”, “Non sparate sulla cicogna” sono solo alcuni dei numerosi
spettacoli che la vedono trascinante protagonista nei teatri italiani
durante gli anni Cinquanta. Al suo fianco, nel tempo, i più grandi attori
del genere leggero: da Macario a Renato Rascel, da Walter Chiari a Carlo
Dapporto, passando per Bice Valori, Nino Taranto, Delia Scala e Gino
Bramieri. Nel 1959 la sua vita, artistica e personale, vira radicalmente. A
dir la verità, tutto inizia un anno prima. Nel 1958, infatti, Sandra conosce
Raimondo. Lui, 36 anni, è fidanzato con una ballerina. Lei, 27 anni, è
fidanzata con un produttore. Non è un colpo di fulmine. Anzi, all’inizio non
si parlano quasi. Lavorano insieme nella parodia dell’opera pucciniana “Sayonara
Butterfly”. Poi al terzo mese di tournée, davanti ad una cotoletta, Raimondo
le confessa: “Lo sai che sono innamorato di te?”. E come se niente fosse
torna a parlare con
Gino
Bramieri del più e del meno. Il seme è piantato… i duelasciano i rispettivi
fidanzati, senza nemmeno comunicarselo, e si mettono insieme. E’ l’inizio di
un amore eterno. Anche se Raimondo, come tanti uomini, dopo tre anni di
fidanzamento ancora nicchia sul grande passo. “Di notte - ricorda Sandra -
fissava la data del matrimonio e la mattina diventava vago. Così un giorno
scappai a Milano dalla mia mamma. Subito Raimondo mi telefonò annunciando
che ci saremmo sposati il 28 Maggio del 1962”. E così fu. Insieme
nella vita, ma ancora non del
tutto sulle scene. Sandra, infatti, prosegue la sua marcia brillando di luce
propria. Debutta nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Un
mandarino per Teo” al fianco di Walter Chiari ottenendo uno straordinario
successo di pubblico e di critica. Ma è la televisione il suo habitat
naturale. Nel 1961 conduce “Canzonissima” con Tino Buazzelli e Paolo Poli,
con cui si esibisce negli irresistibili sketch degli enfants terible Filiberto
e Arabella. Sandra comincia a sperimentare il filone dei toni bambineschi
che daranno poi vita a Sbirulino. Nel 1962 bissa “Canzonissima” di nuovo al
fianco di Buazzelli. E comincia
ad entrare nel cuore degli italiani. Nel 1963 Marcello Marchesi (al suo
esordio televisivo) la vuole interprete di Crudelia Delor, caricatura
ispirata alla protagonista disneyana della “Carica dei
101”. Nello stesso anno compare al fianco di Raimondo
nel varietà “Il giocondo”. Un anno dopo, all’interno de “La trottola” si
lancia nei primi sketch matrimoniali prendendo di mira un ignaro Corrado.
La carriera
di Sandra procede in un turbinio di teatro, cinema, tivvù, radio e
Caroselli, dai materassi alle camomille passando per le cremine per il viso
fino ai più improbabili brandy. Impossibile (ed anche noioso) elencare i
suoi innumerevoli successi. Alla fine degli anni Sessanta comincia a far
coppia fissa con Raimondo nei varietà del sabato sera: “Il tappabuchi”, “Su
e giù”, “Sai che ti dico”, “Tante scuse”, “Stasera niente di nuovo”… La
coppia che tutti abbiamo conosciuto e amato nasce sera dopo sera su questi
palcoscenici: lei che lo stuzzica e lui che risponde stizzito con una
freddura in perfetto stile english, lei che si lamenta e lui che sopporta
volgendo gli occhi al cielo, lui che fa il cascamorto con la bellona di
turno e lei che lo rimprovera gelosa, lui che legge il giornale e lei che
sbuffa seccata… quanti di noi si sono riconosciuti nell’uno o nell’altra e
quanti di noi hanno da loro imparato ad accettare gli “amorevoli” difettucci
del proprio partner! E’ questo il segreto di Sandra e Raimondo: portare in
scena la normalità della coppia. Non la favola da Baci Perugina, ma
la banale (e a volte noiosa) quotidianità, che vuol dire
indulgenza,
compromesso e bonarietà. E tanti italiani, in fondo,
hanno imparato l’arte dello stare insieme anche un po’ grazie a Sandra e
Raimondo. Che a loro modo, tra una battuta ed una risata, hanno mostrato
quanto sia possibile e anche facile
vivere armoniosamente in coppia, a patto che ognuno sia disposto a smussare
i propri angoli, con ironica e reciproca tolleranza. E non era una finzione, ma
la rappresentazione della loro realtà. Perché Sandra e Raimondo erano
esattamente così, anche fuori dalle scene. Si stuzzicavano in continuazione.
Ma non avrebbero mai potuto vivere l’uno senza l’altra. A partire dagli anni
Settanta, i Vianello hanno messo in scena il loro matrimonio sul piccolo
schermo. Nel 1977 sbaragliano gli ascolti con lo spettacolo “Noi… no!”, dove
Sandra incide la mitica sigla “Ma quant’è forte Tarzan”, che riscuote uno
straordinario e inaspettato successo. L’anno seguente sono i protagonisti
del varietà abbinato alla Lotteria di Capodanno “Io e
la Befana”, nel corso del quale
la Mondaini interpreta per la prima volta il clown
Sbirulino, amatissimo da grandi e piccini. Nel 1978 Macario la vuole al suo
fianco per festeggiare i cinquant’anni di carriera nel varietà televisivo
“Macario più”. Nel 1980 è nel cast della “Domenica in” targata Pippo Baudo.
Un anno dopo con Raimondo conduce lo show del sabato sera “Stasera niente di
nuovo”, ultimo loro spettacolo in Rai. Nel 1982, infatti, la coppia più
famosa d’Italia approda al Biscione con “Attenti a noi due”, in onda su
Canale 5. Seguono “Attenti a noi due
2” e “Sandra e Raimondo show”. Nei panni di Sbirulino
la ritroviamo protagonista de “Il circo di Sbirulino”, 1982 e 1984. E’ poi
ospite fissa dei game-show “Zig zag” e “Il gioco dei
9”, entrambi condotti da Raimondo.
Il 17
Gennaio del 1988 alle ore 19.05 va in onda su Canale 5 la prima puntata di
“Casa Vianello”, la sit-com più famosa e longeva prodotta dalla televisione
italiana. La serie viene realizzata presso gli studi di Cologno Monzese
sotto la supervisione di Fatma Ruffini. Il successo è straordinario. Nel
giro di poche settimana “Casa Vianello” diviene la casa di milioni di
italiani che, tra un sorriso e uno sberleffo, si
riconoscono
negli spassosi battibecchi messi in scena dalla coppia più amata d’Italia.
Memorabile la conclusione di ogni episodio, con Raimondo che imperturbabile
legge il suo giornale sportivo preferito e Sandra che, annoiata e inquieta,
scalcia sotto le coperte sbuffando la famigerata litania: “Che noia che
barba che barba che noia”. Ben sedici serie per un totale di 343 episodi,
che raccolgono costantemente il favore del pubblico. Nel 1997 la coppia
trasloca in campagna con “Cascina Vianello”, con la partecipazione di Paola
Barale. Nel 2004 i Vianello conducono il programma “Sandra e Raimondo
Supershow”, che ripercorre in tredici puntate le tappe della loro carriera
targata Mediaset. Nel 2007 Sandra è la voce narrante dello spettacolo di
Arturo Brachetti “L’uomo dai 1000 volti” e incide “Le più belle canzoni di
Sandra Mondaini”, un cd che contiene le migliori sigle e canzoni da lei
interpretate. A Giugno del 2008 i due tornano sul set di “Crociera
Vianello”, in onda sabato 13 Dicembre in prima serata su Canale 5. Durante
la conferenza stampa di presentazione di quest’ultima fatica televisiva,
Sandra, visibilmente commossa, annuncia il suo ritiro dalle scene.
L’attrice, già provata da una precedente durissima lotta contro il cancro
(prima ai polmoni e poi al seno), è paralizzata su una sedia a rotelle a
causa di una vasculite, che le procura lancinanti dolori ad ogni minimo
movimento. Nonostante tutto, nel Gennaio del 2009 torna in tivvù come ospite
d’onore della prima puntata di “Amici”, il talent show condotto da Maria De
Filippi. Sofferente e provata, non
rinuncia a partecipare ai funerali dell’amico
Mike
Bongiorno, Settembre 2009. E, imperterrita, continua ad impegnarsi in prima
persona nella raccolta di fondi per la ricerca contro il cancro. Le sue
condizioni di salute sono molto precarie. Ma lei è una combattente e non si
arrende. Certa però di dover lasciare prima o dopo il suo amato Raimondo. Il
destino invece le gioca un tiro
mancino: l’obbligo di dovergli sopravvivere. Ci prova. Per cinque mesi entra
ed esce dalle cliniche. Chi la conosce sa bene che si sta lasciando morire.
Non mangia, dorme male, la sua vita senza Raimondo è diventata un inferno.
Gli parla come se fosse vivo. E vuole raggiungerlo. Ovunque lui sia. “Non
abbiamo mai smesso di ridere”, diceva Sandra a chiunque le chiedesse quale
fosse il segreto della loro unione felice. Il loro pubblico forse
vuole immaginarli così: di nuovo insieme in un grande lettone che fluttua
tra le nuvole. Come sempre a stuzzicarsi e prendersi in giro, ridendosela un
po’ delle nostre inutili fatiche mortali.
(settembre
2010)
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La proposta: una tomba di famiglia per riunire i
coniugi vianello
La Moratti: «Offro il Monumentale per
riunire Sandra e Raimondo»
Il sindaco: al Famedio riposano grandi personalità, e la loro coppia
sarebbe un esempio per i giovani

MILANO - «Sì, Sandra e Raimondo riuniti insieme al Famedio, il
pantheon dei cittadini illustri milanesi, se la famiglia lo vorrà…».
Il sindaco di Milano Letizia Moratti offre una prestigiosa sepoltura
«congiunta» alla coppia più amata della televisione. La generosa
offerta arriva durante un'intervista a News Mediaset, dopo che
l'appello lanciato dal sito TgCom in poche ore ha raccolto circa
tremila messaggi favorevoli a riunire le spoglie di Sandra e
Raimondo, stranamente divisi nella morte dopo aver trascorso una
vita insieme. La Mondaini, infatti, è stata tumulata giovedì nel
cimitero milanese di Lambrate, mentre le spoglie di Vianello
riposano al Verano di Roma. Una divisione che ha provocato stupore e
polemiche. «Al Famedio riposano uomini di grande spessore culturale
e civile, personalità nei vari settori. È un po' lo specchio della
nostra società, e io credo - ha aggiunto la Moratti - che Raimondo e
Sandra siano un bellissimo esempio per i giovani. Un esempio
positivo di famiglia serena, ma capace anche di bisticciare… una
famiglia normale. Di loro ho il ricordo di una gentilezza e di una
simpatia che, attraverso la televisione, entravano nel cuore». Il
Famedio (dal latino famae aedes: Tempio della Fama) fa parte del
Cimitero Monumentale, di cui costituisce l'ingresso: fu ideato
inizialmente come chiesa, ma dal 1870 in poi è stato utilizzato come
luogo di sepoltura di grandi personalità, tra cui Alessandro Manzoni
e Carlo Cattaneo.
ROMA O MILANO? - Da Roma intanto è già arrivata un'altra offerta di
disponibilità al «ricongiungimento» della celebre coppia. «Non
esiste alcun impedimento burocratico alla tumulazione di Sandra
Mondaini nella tomba della famiglia Vianello al Cimitero monumentale
del Verano», ha fatto sapere in una nota l'Ama, l'Azienda
Municipalizzata della Capitale. Per la tumulazione della salma di
Sandra a Roma sarebbe necessaria l'espressa volontà sia da parte
degli eredi di Raimondo Vianello sia da parte dei parenti
consanguinei di Sandra Mondaini. Tuttavia, al momento, agli uffici
amministrativi dei Cimiteri capitolini - Ama non è giunta alcuna
richiesta in questo senso. L'attrice ha espresso la volontà di
essere sepolta al cimitero di Lambrate perché voleva riposare
accanto alla madre.
CORRIERE DELLA SERA, 25-09-10
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Tombe separate

di Massimo Gramellini
E adesso come la mettiamo, noi romantici? Dopo aver sciolto inni
all’amore della coppia Mondaini-Vianello, ci tocca prendere atto che
la signora ha chiesto di essere sepolta a Lambrate vicino alla
mamma, invece che a Roma accanto al marito. E non per colpa della
burocrazia, come hanno subito sperato gli increduli, ma per volontà
esplicita della defunta, raccolta dalla badante filippina.
Possiamo raccontarci la favola che la badante sia una strega che va
in giro a rovinare le favole altrui. Però questi sono i fatti e, se
non una spiegazione, esigono almeno delle supposizioni. Ipotesi
pettegola: non lo ha mai sopportato, il loro matrimonio messo di
continuo in scena era una messinscena. Ipotesi leghista: lei era
così milanese che non se l’è sentita di trascorrere la vita eterna
nella città eterna. Ipotesi raimonda: le tombe separate sono una
fantastica battuta per finire lo spettacolo, gliel’avrà sicuramente
lasciata scritta lui. Ipotesi esistenziale: dopo averlo sopportato
per cinquant’anni e cinquemila sketch, ha deciso di far tirare il
fiato almeno alle sue ossa, nell’attesa di reincarnarsi in un amore
ribaltato dove sarà lei a guardare le partite e lui a sbuffare «che
barba che noia». Ipotesi filiale: giunta al momento supremo, ha
sentito irresistibile il richiamo delle origini e quindi della
madre. Di tutte, la mia preferita è l’ipotesi raimonda. Ma la più
probabile è l’ultima: se non si diventa genitori, si rimane figli. E
comunque in punto di morte non ci si sente vecchi ma bambini.
LA STAMPA, 24-09-10
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Separare Sandra e
Raimondo? Sarebbe un brutto sketch

di Valeria Braghieri
Lei a Lambrate, lui a Roma nella cappella di famiglia Un appello per
tumularli insieme al Famedio di Milano
Sembra che l’ultima battuta sia spettata a lei. A lei che tra loro
ha provveduto a mettere cinque mesi... e l’eternità. L’unica
consolazione con cui l’Italia ha detto addio a Sandra Mondaini, ieri
mattina, è stata la sensazione, un po’ retorica ma inevitabile, che
la morte fosse il rammendo a uno strappo. Lo sporco «mezzo» per far
giustizia, il rimedio a un male persino peggiore: la separazione.
Che tra quei due, la Mondaini e suo marito Raimondo Vianello
(scomparso lo scorso 15 aprile), era talmente innaturale, da
auspicare qualsiasi cosa pur di annullarla. La morte di lui è stata
«più lutto» di quella di lei, perché c’era lei che rimaneva senza di
lui. Perché erano diventati improvvisamente, irrazionalmente due
dopo essere stati uno, per tutta una vita. Quando Raimondo se n’è
andato ha creato un’asimmetria che era fin peggiore del vuoto.
Quando Sandra l’ha raggiunto è rimasto il vuoto, ma si è cancellata
l’asimmetria. Fino a ieri.
Partito dalla Chiesa di Dio Padre a Segrate, il feretro di Sandra è
stato sistemato al cimitero di Lambrate, quello di Raimondo, cinque
mesi fa, nella cappella di famiglia al Verano di Roma. Seicento
chilometri di terra per dividere l’eternità. Raimondo l’avrebbe di
certo liquidata con una freddura. Qualcosa del tipo: «Eh meno male,
lasciami in pace almeno adesso...» e lei gli avrebbe probabilmente
risposto con una cosa del genere: «Da morto, sei ancora più
cretino».
Per tutti gli orfani del loro umorismo, invece, l’eternità divisa di
Sandra e Raimondo sembra l’unica battuta mal riuscita. Colpa di una
questione burocratica o forse di una precisa scelta. Nella cappella
dei Vianello, non può essere tumulato nessuno che non sia nato
Vianello salvo precisa richiesta, ha fatto sapere l’Ama (l’Azienda
Municipalizzata della Capitale) da parte degli eredi. Solo che
questa precisa richiesta sembra non sia mai arrivata, da parte di
nessuno. Secondo la famiglia di filippini che da anni viveva con la
coppia, sarebbe stata Sandra a decidere di essere sepolta a
Lambrate, assieme alla madre. Un calcio capriccioso, come quelli che
tirava sotto le coperte ripetendo il suo «mantra» («che barba, che
noia»), l’inaspettata chiusa di un lungo «bisticcio» durato anni, la
spiazzante conclusione di una delle sue gag. Come se si dovesse
riposare dalla costante manutenzione di un amore tanto lungo. Come
se avesse sempre saputo che di Raimondo se ne sarebbe andata
deliziosamente sazia. Come se avesse deciso di dedicarsi, almeno
dopo, agli altri. A sua madre, per esempio. La coppia che ha
inventato il noi, che non è «più noi». Chissà...
Sta di fatto che ieri, dal sito Tgcom di Paolo Liguori (che per
primo ha dato la notizia della sepoltura divisa) è partita una
raccolta di firme per riunire Sandra e Raimondo nell’ultimo sonno.
Che barba che noia, l’eternità senza di te. «Ma come, due ai quali
il sindaco di Milano, Letizia Moratti, stava pensando di intitolare
un parco anziché una strada, perché più adatto a ricordare gli
innamorati, due così che vengono seppelliti a centinaia di
chilometri di distanza?!» commentava Liguori mentre lanciava la
proposta di «riunirli nel famedio del Cimitero Monumentale, insieme
ai grandi artisti milanesi».
Milano, in effetti, sarebbe il luogo più adatto alla coppia che,
ormai da anni, incarnava una certa solida «lombardidad» (come
direbbe Fedele Confalonieri), fatta di anni trascorsi negli studi di
Cologno Monzese, di abitudini «nordiche», di nebbie, di sartine
fedeli, di mense aziendali, di cigni e di laghetti. Un rassicurante
microcosmo costruito attorno ai vialetti di MilanoDue: Casa
Vianello. Dove la si vuol mettere adesso, per l’eternità? Come si fa
a dividere i cognomi sull’etichetta del citofono, a pensare che in
quel letto a due piazze ognuno se ne stia per conto suo, senza che
lei senta lui che sfoglia la Gazzetta, senza che lui senta lei
mentre si lamenta? Senza che ogni notte abbiano le coperte corte
come scusa per dirsi, con calci e sbuffi e occhi rivolti al cielo,
quanto sono stati fortunati per i loro primi cinquant’anni? Dai,
fateci correggere quest’ultima battuta.
IL GIORNALE, 24-09-10
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