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ORESTE LIONELLO

Nato il 18 aprile 1927 a Rodi.
Morto il 18 febbraio 2009 a Roma.
  F***

“Beh, devo essere ottimista. Va bene… Dunque… Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere. Per esempio… Ok… Per me… Uff io direi… Il vecchio Groucho Marx, per dirne una… E Joe Di Maggio… Il secondo movimento della Sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Rag Blues… Sì, i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra... Quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne... I granchi da Sun Woo... Il viso di Tracy…”. Le suadenti note di Gershwin, gl’imponenti grattacieli di New York, la magia di Park Avenue tappezzato di neve, la poesia del bianco e nero firmato Gordon Willis, la penetrante e dolceamara ironia di Woody Allen. Ed ancora, la totale armonia di un cast esemplare: dall’irresistibile Diane Keaton alla travolgente Maryl Streep, passando per la raffinata penna di Marshall Brickman. Ogni dettaglio contribuisce a fare di “Manhattan” una pietra miliare nella filmografia di Woody Allen.

 

Nella versione italiana, su tutto, l’inconfondibile voce di Oreste Lionello. “Mi ha reso per anni un attore molto migliore di quanto non fossi veramente”, ha commentato il regista newyorkese alla notizia della sua scomparsa. Perché una voce non vale un’altra. E quella di Lionello ne ha doppiati di grandi attori: Jerry Lewis, Groucho Marx, Peter Sellers, Charlie Chaplin, Gene Wilder, Marty Feldman, Michel Serrault… Ma soprattutto Woody Allen, amabilmente equipaggiato di  tic, esitazioni, mezze parole e repentine pause. Superbo doppiatore, dunque, ma anche e soprattutto surreale cabarettista e attore teatrale. Nasce a Rodi (all’epoca colonia italiana) il 18 aprile del 1927. I genitori, reggini, fanno ben presto ritorno in Patria. Oreste trascorre, dunque, la sua infanzia a Reggio Calabria. Proprio qui, a soli dieci anni, muove i primi passi sulle tavole di un palcoscenico, chiudendo il sipario del Teatro Cilea in veste di valletto. Nel 1953 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo. Nello stesso anno viene arruolato nella Compagnia del Teatro Comico Musicale di Radio Roma della Rai. 10 aprile 1954: la Radio audizioni italiane diventa Radiotelevisione italiana. Della grande famiglia Rai fa parte anche Lionello, che nel 1956 sarà protagonista dello sceneggiato per ragazzi dal titolo “Il marziano Filippo”. Dal 1965 in poi è ineguagliabile spalla di fortunate serie tv: “Le avventure di Laura Storm”, al fianco di Lauretta Masiero e Aldo Giuffrè; “Le inchieste del commissario Maigret” insieme a Gino Cervi; “I racconti di Padre Brown” con Renato Rascel. Nel 1970 lo ritroviamo addirittura cantante sulle tavole del 18esimo Festival della canzone napoletana, dove interpreta “Casanova 70” e “Tu m’è fatto murì”, eseguite rispettivamente con Antonio Buonomo e Ombretta Colli. Ma la vera vocazione di Oreste è il cabaret.


Novembre 1965: in un teatro-cantina di vicolo della Campanella, a Roma, nasce la compagnia “Il Bragaglino”. I padri fondatori sono Pier Francesco Pingitore e Mario Castellacci, unitamente ai giornalisti Luciano Cirri, Gianfranco Finaldi, Piero Palumbo, Raffaello Della Bona e con la collaborazione del musicista Dimitri Gribanovski. Il nome della compagnia vuol essere un omaggio ad Anton Giulio Bragaglia, intellettuale dai larghissimi interessi. Un’ingiunzione degli eredi Bragaglia ne impone, tuttavia, il cambio di denominazione. Nasce ufficialmente “Il Bagaglino”. Tra i primi attori reclutati da Pingitore e Castellacci ci sono Pino Caruso, Leo Valeriano, Claudia Caminito, Gabriella Gazzolo e Oreste Lionello. L’avventura del “Bagaglino” parte con la messa in scena de “I Tabù”, il 23 novembre del 1965. Nel 1972 l’allegra brigata trasloca al Salone Margherita, in via dei Due Macelli. Un anno dopo sbarca in tv con lo spettacolo “Dove sta Zazà”, per la regia di Antonello Falqui. Il successo è stratosferico. Seguono “Mazzabubù” (1975), “Il ribaltone” (1976) e “Al Paradise” (1983). A partire da “Biberon” (1987), quello col “Bagaglino” diventa un appuntamento fisso della tv. La ditta Pingitore-Castellacci - abilmente supportata da Oreste Lionello, Leo Gullotta e Pippo Franco - dà vita a quella satira politica (per molti inoffensiva, per alcuni grossolana e irriverente) fatta di maschere, imitazioni e boutade, che rappresentano tutt’oggi la cifra stilistica del gruppo. Molte le primedonne lanciate da Lionello: da Pamela Prati a Valeria Marini, passando per Angela Melillo, Eva Grimaldi, Nathalie Caldonazzo, Aida Yespica e molte altre ancora. Nell’affollata platea del Salone Margherita, divertiti, gli illustri parodiati: primo fra tutti Giulio Andreotti, di cui Lionello è imitatore principe. Sgargiante sul palco ma riservato e schivo nel privato, Oreste è amorevole padre di Luca (attore), Cristiana e Alessia (entrambe doppiatrici). Dell’incontro col suo principale alter ego cinematografico - Woody Allen, quello che più lo ha reso famoso e che Lionello ha doppiato sin dalle prime pellicole per decine e decine di film - Oreste ricorda: “Un genio. Riesce da una battuta a tirar su uno sketch; e una scena la allunga fino a farne un film, come certi dolci di zucchero filato che si vendono nelle fiere di paese. Ma fuori della sua attività è come una penna senza inchiostro”. Umile, dotato di grande sensibilità umana e artistica, Lionello tratteggia i suoi personaggi penetrandoli sino alla loro più profonda essenza. “E quando a sera entrerò in quel di Dio, spazzerà il mio saluto l'azzurro sfavillìo e offrirò, con l’orgoglio che mai macchiai né macchio, l’indomita purezza del mio pennacchio”. Sono queste le ultime parole che Cirano de Bergerac farfuglia poco prima di morire. Pochi sanno che la traduzione italiana per la versione cinematografica del capolavoro di Rostand (diretta nel 1990 da Jean-Paul Rappeneau ed interpretata da Gérard Depardieu) reca la firma proprio di Lionello. Un talento, quello di Oreste: poliedrico ed unico nel suo genere, capace di far sorridere il grande pubblico della tv, emozionare quello del cinema e nutrire le menti di chiunque ami il vero, grande spettacolo. E tre stellette sono l'omaggio, in sintesi, a questo bravissimo attore, che si è distinto con alti livelli professionali, non solo in tivu, ma nel cinema e in teatro. 


(11 maggio 2010)

 

 
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