“Beh,
devo essere ottimista. Va bene… Dunque… Perché vale la pena di vivere? E’
un’ottima domanda… Ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere. Per
esempio… Ok… Per me… Uff io direi… Il vecchio Groucho Marx, per dirne una… E
Joe Di Maggio… Il secondo movimento della Sinfonia Jupiter… Louis Armstrong,
l’incisione di Potato Rag Blues… Sì, i film svedesi, naturalmente…
L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra...
Quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne... I granchi da Sun Woo...
Il viso di Tracy…”. Le suadenti note di Gershwin,
gl’imponenti grattacieli di New York, la magia di Park Avenue tappezzato di
neve, la poesia del bianco e nero firmato Gordon Willis, la penetrante e
dolceamara ironia di Woody Allen. Ed ancora, la totale armonia di un cast
esemplare: dall’irresistibile Diane Keaton alla travolgente Maryl Streep,
passando per la raffinata penna di Marshall Brickman. Ogni dettaglio
contribuisce a fare di “Manhattan” una
pietra miliare nella filmografia di Woody Allen.
Nella
versione italiana, su tutto, l’inconfondibile voce di Oreste Lionello. “Mi
ha reso per anni un attore molto migliore di quanto non fossi veramente”, ha
commentato il regista newyorkese alla notizia della sua scomparsa. Perché
una voce non vale un’altra. E quella di Lionello ne ha doppiati di grandi
attori: Jerry Lewis, Groucho Marx,
Peter Sellers, Charlie Chaplin, Gene Wilder, Marty Feldman, Michel Serrault…
Ma soprattutto Woody Allen, amabilmente equipaggiato di tic,
esitazioni, mezze parole e repentine pause. Superbo doppiatore, dunque, ma
anche e soprattutto surreale cabarettista e attore teatrale. Nasce a Rodi
(all’epoca
colonia italiana) il 18 aprile del 1927. I genitori, reggini, fanno ben
presto ritorno in Patria. Oreste trascorre, dunque, la sua infanzia a Reggio
Calabria. Proprio qui, a soli dieci anni, muove i primi passi sulle tavole
di un palcoscenico, chiudendo il sipario del Teatro Cilea in veste di
valletto. Nel 1953 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di
Palermo. Nello stesso anno viene arruolato nella Compagnia
del Teatro Comico Musicale di Radio Roma della Rai. 10 aprile 1954: la Radio
audizioni italiane diventa Radiotelevisione italiana. Della grande famiglia
Rai fa parte anche Lionello, che nel 1956 sarà protagonista dello
sceneggiato per ragazzi dal titolo “Il marziano Filippo”. Dal 1965 in poi è
ineguagliabile spalla di fortunate serie tv: “Le avventure di Laura Storm”,
al fianco di Lauretta Masiero e Aldo Giuffrè; “Le inchieste del commissario
Maigret” insieme a Gino Cervi; “I racconti di Padre Brown” con Renato Rascel.
Nel 1970 lo ritroviamo addirittura cantante sulle tavole del 18esimo
Festival della canzone napoletana, dove interpreta “Casanova 70” e “Tu m’è
fatto murì”, eseguite rispettivamente con Antonio
Buonomo e Ombretta
Colli. Ma la vera vocazione di Oreste è il cabaret.
Novembre 1965: in un teatro-cantina di vicolo
della Campanella, a Roma, nasce la compagnia “Il Bragaglino”. I padri
fondatori sono Pier Francesco Pingitore e Mario Castellacci, unitamente ai
giornalisti
Luciano
Cirri, Gianfranco Finaldi, Piero Palumbo, Raffaello Della Bona e con la
collaborazione del musicista Dimitri
Gribanovski. Il nome della compagnia vuol essere un omaggio ad Anton Giulio
Bragaglia, intellettuale dai larghissimi interessi. Un’ingiunzione degli
eredi Bragaglia ne impone, tuttavia, il cambio di denominazione. Nasce
ufficialmente “Il Bagaglino”. Tra i primi attori reclutati da Pingitore e
Castellacci ci sono Pino Caruso, Leo Valeriano, Claudia Caminito, Gabriella
Gazzolo e Oreste
Lionello. L’avventura del “Bagaglino” parte con la messa in scena de “I
Tabù”, il 23 novembre del 1965. Nel 1972 l’allegra brigata trasloca al
Salone Margherita, in via dei Due Macelli. Un anno dopo sbarca in tv con lo
spettacolo “Dove sta Zazà”, per la regia di Antonello Falqui. Il successo è
stratosferico. Seguono “Mazzabubù” (1975), “Il ribaltone” (1976) e “Al
Paradise” (1983). A partire da “Biberon” (1987), quello col “Bagaglino”
diventa un appuntamento fisso della tv. La ditta Pingitore-Castellacci -
abilmente supportata da Oreste Lionello, Leo Gullotta e Pippo Franco - dà
vita a quella satira politica (per molti inoffensiva, per
alcuni grossolana e irriverente) fatta di maschere, imitazioni e boutade,
che rappresentano tutt’oggi la cifra stilistica del gruppo. Molte le
primedonne lanciate da Lionello: da Pamela Prati a Valeria Marini, passando
per Angela Melillo, Eva Grimaldi, Nathalie Caldonazzo,
Aida Yespica e molte altre ancora.
Nell’affollata platea del Salone Margherita, divertiti, gli illustri
parodiati: primo fra tutti Giulio Andreotti, di cui Lionello è imitatore
principe. Sgargiante sul palco ma riservato e schivo nel privato, Oreste è
amorevole padre di Luca (attore), Cristiana e Alessia (entrambe
doppiatrici). Dell’incontro col
suo
principale alter ego cinematografico - Woody Allen, quello che più lo ha
reso famoso e che Lionello ha doppiato sin dalle prime pellicole per decine
e decine di film - Oreste ricorda: “Un genio. Riesce da una battuta a tirar
su uno sketch; e una scena la allunga fino a farne un film, come certi dolci
di zucchero filato che si vendono nelle fiere di paese. Ma fuori della sua
attività è come una penna senza inchiostro”. Umile, dotato di grande
sensibilità umana e artistica, Lionello tratteggia i suoi personaggi
penetrandoli sino alla loro più profonda essenza. “E quando a sera entrerò
in quel di Dio, spazzerà il mio saluto l'azzurro sfavillìo e offrirò, con
l’orgoglio che mai macchiai né macchio, l’indomita purezza del mio
pennacchio”. Sono queste le ultime parole che Cirano de Bergerac farfuglia
poco prima di morire. Pochi sanno che la traduzione italiana per la versione
cinematografica del capolavoro di Rostand (diretta nel 1990 da Jean-Paul
Rappeneau ed interpretata da Gérard Depardieu) reca la firma proprio di
Lionello. Un talento, quello di Oreste: poliedrico ed unico nel suo genere,
capace di far sorridere il grande pubblico della tv, emozionare quello del
cinema e nutrire le menti di chiunque ami il vero, grande spettacolo. E tre
stellette sono l'omaggio, in sintesi, a questo bravissimo attore, che si è
distinto con alti livelli professionali, non solo in tivu, ma nel cinema e
in teatro.
(11 maggio 2010)