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ELDA
LANZA
Nata
a Milano il 5 ottobre 1924
F***
Stupisce
l’incredibile contrasto tra la quieta signora ultra ottantenne, eretta,
elegante, sorridente, dalla voce ancora recitante, i gesti di antica razza,
le rughe a correggere un volto che è stato bellissimo e che ancora conserva
una bellezza dignitosa, e una vita attraversata furiosamente da eventi che
hanno trasformato il mondo e la società nella quale viviamo e di cui
Elda Lanza è stata consapevole protagonista.
Avrebbe dovuto chiamarsi Hildegarde, come la bisnonna
austriaca. Ma per le leggi fasciste dell’epoca quel nome, certamente
impegnativo, fu ridotto a Elda. Senza onomastico, perché non ci sono sante
con quel nome e perché la sua famiglia è protestante. Anche il cognome è una
scelta, questa volta personale: cancellato il cognome di un padre che l’ha
abbandonata bambina, ha scelto il cognome più domestico e siciliano del
secondo marito di sua madre. Ed è, da sempre e per tutti, Elda Lanza. E' mia
omonima, ma (purtroppo) non parente, comunque le voglio bene ancolr più che
se lo fosse.
Una ragazza dal destino controverso. In anni di straordinari mutamenti Elda
partecipa attivamente al movimento femminista. Crede nelle donne: durante la
guerra le ha viste soffrire, lavorare e combattere, è stata una di loro. Non
cede agli slogan né alle baruffe di piazza, ma impara a parlare alle donne,
a chiedere consapevolezza, a offrire aiuto e visibilità. Frequenta gli
artisti di Brera, a Milano, e incontra il ragazzo che amerà per tutta la
vita. È iscritta a filosofia, ma è interessata ai movimenti esistenzialisti
che si diffondono in Francia: lascia l’Università Cattolica di Milano al
terzo anno e si iscrive a psico-sociologia alla Sorbona, uno dei suoi
professori è Jean Paul Sartre. Non arriverà alla laurea perché subito inizia
per lei l’avventura della televisione.
È il 1952, al suo attivo una storia intensa di scrittrice per un editore
argentino e per Mondadori. È giornalista di costume per alcuni periodici di
stampa femminile. La televisione italiana, che ha sede a Milano in corso
Sempione, deve iniziare a produrre trasmissioni sperimentali. Cerca autori e
visi nuovi. Un dirigente della sezione programmi contatta
la giornalista Elda Lanza per affidarle i testi di una
trasmissione per le signore (allora le donne, le casalinghe, si chiamavano
ancora così). Dopo quattordici provini,
Elda diventa invece il primo volto della televisione
italiana: l’8 settembre 1952. Il primo programma sperimentale: "Per lei,
signora", regista Franco Enriquez, presentatrice: Elda Lanza. Per due anni,
davanti a quelle telecamere è sola, capace di sorridere, di intrattenere, di
discutere di argomenti vari e diversi. Capace di sperimentare per sé e per
gli altri il nuovo mezzo: manovalanza, dirà di sé con pudore. Condivide
questa esperienza entusiasmante con attori, registi, autori...
molti diventeranno famosi. In quegli anni, in cui la televisione
sperimenta se stessa, Elda affronta
ogni giorno, spesso nello stesso giorno soltanto cambiandosi d’abito, generi
diversi: trasmissioni per le signore, i ragazzi, la moda, la politica, il
teatro.
Dal 1952 al 1954, due anni scanditi dal sorriso e dalla
voce straordinaria da ragazza timida e introversa. Due anni che hanno
influito sulle abitudini degli italiani e che hanno preparato la strada –
ben levigata anche se ancora incerta – a trasmissioni come "Lascia e
Raddoppia" e a protagonisti come Mike Bongiorno. Due anni che quasi nessuno
ricorda, perché di quel tempo – mitico per chi l’ha vissuto – non è rimasta
traccia nelle teche Rai. Quando la televisione diventa una realtà alla
portata di molti, Elda
Lanza sceglie di dedicarsi ai programmi pomeridiani, più
consoni al suo carattere, alla sua personalità e alla sua cultura. Con un
programma dedicato alle donne, alle quali parla di cambiamento, e ai
ragazzi, con una trasmissione di libri di straordinaria consapevolezza.
Sposata e con un figlio, dopo vent’anni e oltre mille trasmissioni, con
stile inimitabile si ritira dalla televisione. Non è famosa. La gente per
strada non la
riconosce. Nelle celebrazioni della televisione il suo volto
e il suo nome non appaiono mai. Non è diventata ricca. Vent’anni della sua
vita come se non fossero mai stati vissuti.
Dopo la televisione è tentata da un nuovo esperimento:
la comunicazione. Comunicazione d’impresa, pubblicità,
giornalismo, grafica, architettura e arredamento. Politica. E una costante
curiosità per tutto ciò che è movimento. Attualità. In un arco di oltre
trent’anni, protagonista di eventi sociali e culturali, organizza corsi
accademici sull’evoluzione del costume, dal Medioevo a oggi. Ha scritto e
pubblicato testi, articoli, libri, romanzi; ha collaborato al Corriere della
Sera, La Notte, Il Giorno. Presso l’Accademia d’Arte di Osaka (Giappone) è
attivo un suo corso sull’evoluzione del costume e della tavola in Occidente.
Un filo sottile unisce quella ragazza timida davanti alle telecamere della
prima televisione italiana alla nuova donna matura, ironica, sorprendente
per luminosità e coraggio... Considerata oggi una delle maggiori personalità
in materia di comportamento, di usi e costumi, giudica sorridendo il
bon-ton un inutile
chiacchiericcio da salotto borghese. Si chiama Elda, ho detto, e
avrebbe dovuto chiamarsi Hildegarde. Forse il suo destino personale non
le appare troppo diverso e troppo lontano da quello di un’altra importante
Hildegarde. Non la seconda moglie di Carlo Magno (che alcuni indicano come
Edgarda), madre di Carlo Pipino e Ludovico. Ma Hildegarde von Bingen, una
delle personalità femminili più affascinanti del medioevo. Una suora. Una
suora di clausura che scrive musica e straordinariamente riesce a
pubblicarla in un libro ancora oggi in uso. Una donna politica. Drammaturga.
Teologa mistica. Teorica di medicina. Per i suoi natali nobili le è concesso
di fondare il Monastero di Rupertsberg, presso Bingen. È ricordata come
‘santa’ Hildegarde, pur senza santificazione, il 17 settembre, data della
sua ricorrenza. Nata nel 1098, muore nel 1179... Malgrado la straordinarietà
della sua vita che ha inciso per quasi un secolo nella storia, e soprattutto
nella musica, non ha ottenuto un solo paragrafo nella storia nè alcun
riconoscimento dei nostri conservatori italiani. Bisogna andare a cercarla
su Google, per regalarle dieci minuti di celebrità. Così è per
Elda Lanza:
bisogna cercarla qui, per dirle grazie.
(dicembre
2009)
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