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MINO DAMATO
Nato il 1° Dicembre
1937 a
Napoli. Morto il 16 Luglio
2010 a Vicenza.
F****
“Ciò
che non viene donato è perduto” recita un antico proverbio indiano tanto
caro a Madre Teresa di Calcutta. Sono le piccole cose che, giorno dopo
giorno, possono diventare grandi. Lo aveva ben capito Mino Damato,
giornalista e conduttore televisivo, noto in
particolare al pubblico italiano per una memorabile “passeggiata” sui
carboni ardenti. Molto più silenziosi sono i suoi passi al fianco degli
ultimi tra gli ultimi. I tanti, tantissimi bambini romeni dilaniati
dall’Aids, a cui Mino si è dedicato anima e corpo dagli anni Novanta sino ad
oggi. Una solidarietà concreta, perseguita coi fatti e non con le parole, e
guidata dal vero tizzone che ha infiammato la sua vita: il cuore.
L’avventura giornalistica di Erasmo Damato, detto Mino, prende il via nel
1965 dalle colonne de “Il Tempo”. Leggenda narra ch’egli abbandoni il
quotidiano romano a seguito d’una serie di divergenze con l’allora direttore
Gianni Letta. In realtà il suo licenziamento fu per Renato Angiolillo
(fondatore del giornale) una scelta obbligata. Nel 1968, infatti, la penna
di Mino scatena un putiferio. Protagonista dell’articolo “incriminato” la
mitica Fiat 500, che Damato definisce una “tomba”. Prevedibili le reazioni
di casa Agnelli che, per usare un eufemismo, non gradiscono molto la
battuta del giornalista napoletano. Al punto da indurre Angiolillo
a metterlo alla porta. Non senza prima assicurargli una collocazione in Rai,
dove approda nello stesso anno.
Lo spirito
d’avventura di Mino lo porta a
diventare immediatamente inviato di guerra del Tg1: Cambogia,
Vietnam, Irlanda del Nord e Afghanistan sono i drammatici scenari nei quali
si muove agli albori della sua carriera televisiva. Proprio
dall’Afghanistan, invaso dai sovietici, realizza una straordinaria diretta
via satellite dalle trincee, la prima nella storia del giornalismo moderno.
Anticonformista, curioso, innovatore, passionale e rigoroso: con tali
caratteristiche Damato padroneggia il mezzo televisivo diventandone, ben
presto, protagonista in veste d’autore e conduttore. “Tam Tam”, “Avventura”,
“Racconta la tua storia”, “Un viaggio tra le stelle” (trasmissione dedicata
all’astronomia che apre la strada alla divulgazione
scientifica
in tivù) sono i programmi targati Mino Damato, che
animano i palinsesti Rai nel corso degli anni Settanta. Ma è all’alba degli
anni Ottanta che Mino conquista i più ampi consensi. Il 28 Febbraio del 1983
parte “Italia sera”. A guidare il programma (in onda alle 18 e 55 su
Raiuno), un impeccabile Mino Damato ed una splendida Enrica Bonaccorti.
Approfondimento e news sono gli ingredienti principali di questa striscia
quotidiana. Un perfetto mix di giornalismo ed intrattenimento, premiato per
due stagioni di seguito (1984 e 1985) con un Telegatto quale “miglior
trasmissione di attualità e cultura”. Peccato che, come dichiarato dalla
stessa Bonaccorti, nelle teche Rai non sia conservata nemmeno una puntata di
questo programma. Il motivo lascia ancor più di stucco: pare, infatti, che
tutti i nastri siano andati al macero!
Il grande
successo per Mino arriva con “Domenica in”. E’ il 1985. Un’avventura che
Damato condivide con una giovanissima Elisabetta Gardini, Gina Lollobrigida
(inviata molto speciale) e l’esilarante Trio Lopez-Marchesini-Solenghi. E’
la famigerata edizione dei carboni ardenti, per i quali, ingiustamente,
viene ricordato Damato. Una trovata da grande uomo di comunicazione quale
egli è. Una provocazione, col gusto della sfida. Ma anche la
materializzazione del “si può fare”, messa in atto dal conduttore in
persona, che si tira su i
pantaloni e mostra al Paese intero quanto sia straordinaria la forza del
pensiero. Un tema, quello del camminare allegramente sulle braci, all’epoca
molto in auge. L’occhio attento del
giornalista
di razza punta sull’appetibile notizia. E l’imprevedibile uomo di spettacolo
s’inventa la trovata e ci mette la faccia. Anzi, i piedi! Un coup de théatre
a suo modo geniale, che resterà nella storia della televisione anche sotto
forma di parodia. Quella di Ezio Greggio “Mino D’Amianto” e quella di Beppe
Grillo che cammina su una pizza fumante. Ma sarebbe davvero ingiusto e
riduttivo circoscrivere la storia di Mino a questo
celebre, ma piccolo episodio.
L’impronta che distingue Damato va
oltre: un intrattenimento colto, ma
mai noioso, di cui oggi si son perdute le tracce. Approfondimento, ricerca e
mistero sono gli ingredienti dei suoi successivi programmi: “Esplorando” e
“Alla ricerca dell’Arca”, in onda su Raitre e premiato con ben tre Telegatti.
Nei primi anni Novanta Damato trasloca prima su Telemontecarlo, dove conduce
“Incontri televisivi”, e poi su Retequattro che lo vede protagonista degli
“Incontri sull’Arca”. Nel 1995 torna in casa Rai per guidare “Sognando
Sognando”. La trasmissione va in onda in prima serata su Raiuno. I sogni,
però, non interessano molto agli italiani: è un flop totale. Mino comincia
ad esplorare un nuovo mondo, quello della politica e
sceglie Alleanza nazionale. Primo dei non eletti alle Europee del 1995,
conquista una poltrona nel Consiglio regionale del Lazio nel 2000. Ma non è
lo scranno che gli interessa. Come un altro Erasmo (da Rotterdam), anche
Mino ripudia il potere per la libertà, tutta sua, d’esser se stesso. E’ un
cane sciolto. Non accetta guinzagli. Storace ci prova a metterglielo, ma
gli va male. “Siamo diversi: lui è un animale politico e io
no. Lui mi soffre perché la mia filosofia di vita è pericolosa per un
politico: potrebbe rubargli la scena”. Queste parole, riferite all’allora
presidente della Regione Lazio Francesco Storace, segnano il divorzio tra
Damato e An. Tra i due è guerra fredda. Mino cambia fronte e diventa capo del gruppo misto. Nello
stesso anno sostiene l’Ulivo alle Comunali capitoline creando la “Lista per
i bambini”. Pian piano si distacca sia dalla politica che dalla televisione.
Qualcosa di più profondo lo attira a sé. Sono gli occhi di Andreia, il
suo
piccolo angelo che lotta contro il mostro dell’Aids.
Mino e la moglie l’adottano nel 1987. La bimba romena ha tre anni ed è
sieropositiva. I Damato la accudiscono amorevolmente donandole il calore di
una famiglia. La malattia avanza impietosa. Per Andreia e per centinaia di
piccoli soli al mondo. L’occhio del giornalista si mescola a quello del
padre. La realtà romena è atroce: pare, infatti, che tra il 1987 e il 1988
Ceausescu avrebbe ordinato ai medici di iniettare, a scopo sperimentale, il
virus Hiv nei corpi di bambini, che
vivevano negli orfanotrofi del Paese. Mino vola a Bucarest. Da Andreia e da
tutti quei piccoli dimenticati dal mondo. Mette in piedi una catena di
solidarietà straordinaria, che si concretizza con la creazione di un
padiglione pediatrico all’interno del Victor Babes, l’ospedale dove la sua
piccola combatte la sua battaglia per la vita. Andreia non ce la fa.
Nell’ottobre del 1996 chiude per sempre i suoi occhi bellissimi. Ma Mino
continua quella battaglia nel nome di sua figlia. Crea
la Fondazione Bambini in emergenza, di cui diventa
presidente e direttore operativo. La ristrutturazione di tre padiglioni
ospedalieri in abbandono, la costruzione di otto case famiglia,
l’allestimento di un moderno laboratorio di analisi per la diagnosi precoce
della malattia, la ristrutturazione del reparto di oncologia pediatrica del
Policlinico Umberto I di Roma… Sono solo alcuni dei risultati del suo
impegno in prima linea. E ancora ospedali, villaggi per bambini in
difficoltà. In Romania, in Africa, in India. Luoghi che paiono dimenticati
da Dio. E che dimenticati lo sono per davvero dalla maggior parte degli
uomini. Ognuno ha un compito e un suo destino. Quello di Mino Damato era
certo più grande di un piccolo schermo. Nel quale ha fatto egregiamente la
sua parte. Ma molto di più è ciò che ha dato a centinaia di piccoli occhi
infelici. E di fronte a questo, non ci sono stelline che bastino.
(27 luglio
2010)
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