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CRISTINA D’AVENA
Nata il 6 Luglio
1964 a
Bologna. D
*
“Beppone
russava nel grande giardino e sul suo nasone volò un moscerino il vento
suonava un bel valzerino così il moscerino si mise a ballar… Un lalla un
lalla un lallalà questo è il valzer del moscerino. Un lalla un lalla un
lallalà questo è il valzer che fa lallalà”. Ebbene sì: tutto ha inizio con
un minuscolo moscerino. Ma
piccolissima è pure lei, Cristina D’Avena, quando a soli tre anni e mezzo si
esibisce sul palco dello “Zecchino d’oro” accompagnata dal Coro dell’Antoniano
di Bologna. A presentare la decima edizione della seguitissima kermesse, il
leggendario Mago Zurlì (al secolo Cino Tortorella). Abbarbicata al groppone
di un enorme cavallo a dondolo in legno, la babystar entra in scena armata
d’occhioni vispi e neri, musetto birichino, gonnellino frou frou e
sfiocchettanti codini. In platea, emozionati e radiosi, papà Alfredo e mamma
Ornella. Parte la musica… Epperò… La piccola Cristina non sa ancora
pronunciare la erre. E ha pure qualche tentennamento su “sci” e “sce”. Nelle
ultime ore si è esercitata senza sosta per superare l’impasse. Adesso
l’ostica consonante è arrotata come non mai! Ed ecco così che il valzer
diventa valzerrr… mentre per il povero “moccerino” non c’è proprio niente da
fare. Il pubblico, intenerito, applaude la performance.
I
“Quarantaquattro gatti” messi in fila da Barbara Ferigo hanno la meglio
sulla svolazzante bestiolina della piccola D’Avena, che tuttavia si
conquista un ragguardevole terzo posto. Cristina sembra una
bambina felice. Il padre, un medico chirurgo originario di Apricena (in
Puglia), lavora presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Mamma Ornella,
marchigiana di Jesi, è casalinga.
All’asilo Cristina viene seguita da Suor Cecilia. Tra una bambola e
un’altra, la pargoletta cinguetta a squarciagola. La suora rimane
impressionata dalla sua intonazione e consiglia alla madre di tentare un
provino all’Antoniano. A guidare le audizioni c’è Mariele Ventre, fondatrice
e direttrice del Coro. Quando la piccola finisce di cantare, la prende in
braccio dicendole: “Sei davvero brava. Credo che per le tue qualità vada
bene ‘Il valzer del moscerino’”.
Archiviata
l’esperienza dello “Zecchino d’oro”, Cristina viene arruolata nel Coro dell’Antoniano,
dove militerà sino all’età massima consentita: undici anni. In famiglia c’è
aria di festa. Nasce Clarissa, secondogenita dei D’Avena. L’adolescenza
scorre lieve sulle note di Elton John e Paul McCartney. Ma la vera passione
di Cristina sono i Genesis, del cui fascinoso leader (Peter Gabriel) è
follemente innamorata. La musica resta tuttavia un hobby. Terminate le
scuole medie si iscrive al liceo classico. Nonostante la sua antipatia per
le materie scientifiche (la fisica in particolare), sogna di seguire le orme
del padre. Nei progetti della fanciulla c’è, dunque, l’autorevole e
complessa facoltà di medicina. Qualcosa di impensato, tuttavia, bolle in
pentola. Anche se sono passati tanti anni, nel cuore di Cristina c’è sempre
l’Antoniano. In particolare la Maestra Ventre e
Padre Berardo Rossi, il frate che sovrintende allo “Zecchino d’oro”. Spesso la D’Avena passa a trovarli per un
saluto. E’ proprio in occasione di una di queste sue visite che Padre
Berardo riceve una telefonata da Giordano Bruno Martelli. Il compositore
collabora con Canale 5, neonata rete di casa Fininvest. E’ il 1981. La
responsabile della programmazione per ragazzi Alessandra Valeri Manera sta
cercando una voce nuova per interpretare le sigle dei cartoni animati da
trasmettere all’interno di un grande contenitore per ragazzi: “Bim bum bam”.
Memore
del talento di Cristina, Padre Berardo le chiede se vuole sostenere un
provino. Dopo un attimo d’esitazione, la giovane mormora un
timido sì. Vola dunque a Milano, scortata dal padre: “Cristina, comunque
vada ricorda che prima di tutto c’è lo studio, poi la musica”. “Bambino
Pinocchio” è il brano che la diciassettenne esegue davanti ad un
imperturbabile funzionario di Canale 5. Dopo qualche giorno viene convocata
per registrare la sigla e firmare il contratto di esclusiva (a cui ancor
oggi è legata) con la Five Record, etichetta
discografica di Canale 5 divenuta poi RTI Music. Tornata a Bologna, Cristina
si rituffa nello studio. La maturità è ormai alle porte. Mai avrebbe pensato
che quella buffa canzoncina potesse segnare l’inizio di una straordinaria
corsa artistica priva di battute d’arresto.
A quell’inaspettato successo seguono altri: nel 1982 esce la “Canzone dei
Puffi” (sigla del mitico cartone animato dedicato ai simpatici ometti blu)
che scala i vertici delle hit parade. Per Cristina arriva il primo disco
d’oro (oltre cinquantamila copie vendute), seguito da ben cinque dischi di
platino: “Kiss me Licia e i Bee Hive” (1986), “Arriva Cristina” (1988),
“Cristina” (1989), “Cri Cri” (1990) e “Fivelandia 14” (1996). Imperterrita, si iscrive alla
facoltà di Medicina. Tra bisturi e bianchi camici, incontra il suo primo
grande amore: “Era il primo giorno per noi matricole - ricorda la cantante
-. Fummo convocati, in una ressa indescrivibile, nell’Aula Magna. Un ragazzo
simpatico e carino, dal sorriso radioso, mi colpì subito per la sua
intraprendenza. Mi vide, mi si avvicinò e si presentò. Ci sedemmo vicini
nell’Aula affollata di studenti. Uscimmo a fine lezione dandoci appuntamento
al giorno dopo. Da quel giorno incominciammo a studiare insieme, a vivere
insieme le nostre ansie e ci innamorammo”.
Cristina
però non è una studentessa qualsiasi, ormai vive tra Bologna e Milano, dove
prosegue la marcia che la porterà a diventare, nel giro di poco, la regina
dei bimbi d’Italia. Quel grande amore finisce, lacerato da improbabili orari
e promesse disattese: “Mano a mano che il mio successo cresceva - rammenta -
mi accorgevo che non ce la facevo più a gestire quel rapporto in maniera
seria e continuata”. La cantante oggi vive un amore adulto, forse meno
palpitante e romantico di quello
dei vent’anni, ma pur solido e concreto. Fidanzata da tempo col suo manager
Massimo Palma, vive a San Lazzaro di Savena (vicino Bologna) dividendosi tra
il suo lavoro - nel quale viene coadiuvata dalla sorella Clarissa che ne
cura l’immagine - e gli agognati studi, che ormai prosegue più per puntiglio
che per necessità. Nel 1986 la D’Avena
accresce la sua popolarità vestendo i panni di Licia nel seguito televisivo
del fortunatissimo cartone animato “Kiss me Licia”. “Love me Licia”, “Licia
dolce Licia”, “Teneramente Licia” e “Balliamo e cantiamo con Licia” sono i
telefilm che la vedono protagonista e svelano al giovane pubblico le
sue qualità. Le serie vanno in onda alle ore 20:00 su Italia 1, in controprogrammazione ai
telegiornali della Rai. L’inaspettato successo induce la rete a mettere in
scena la vera vita di Cristina con tanto di famiglia, studi universitari e
amici di sempre. Nasce “Arriva Cristina”, cui seguono “Cristina”, “Cri Cri”
e “Cristina, l’Europa siamo noi” (che va in onda su Retequattro). Per ognuno
di questi telefilm esce il relativo disco con i brani che animano i vari
episodi. Ancora una volta, la D’Avena
viene eletta dal pubblico incontrastata fatina dei piccoli. In ventimila
assistono ai suoi concerti al PalaTrussardi di Milano (1989 e 1990), i cui
proventi vengono interamente devoluti all’Associazione italiana per la
ricerca sul cancro. Nel 1989 esordisce come conduttrice di “Sabato al circo”
al fianco dei comici Gigi e Andrea, aggiudicandosi il Telegatto nella
categoria “Programmi per ragazzi”. Nel ‘93 la ritroviamo nel cast della
“Buona domenica” guidata da Gerry Scotti e Gabriella Carlucci. Nel 1995 è
inviata speciale di “La sai l’ultima?”. Dal ‘96 condurrà per due stagioni
“Game boat”, contenitore per ragazzi in onda tutti i giorni su Retequattro.
La
fine degli anni Novanta la vede tornare
sul “luogo del delitto”: lo “Zecchino d’oro” (edizioni 1998, 1999 e 2000).
Questa volta in veste di co-conduttrice al fianco di Cino Tortorella e Milly
Carlucci. Nel 1998 Fabio Fazio la vuole addirittura al timone di “Serenate”,
varietà del venerdì sera di Raidue da lui firmato. L’escalation di Cristina
è inarrestabile. Nel 2002 festeggia i vent’anni di carriera col doppio cd
“Cristina D’Avena: Greatest Hits” ed una grande festa-concerto che Video
Italia (in diretta contemporanea su Radio Italia) le dedica attraverso lo
show “Serata con…”, durante il quale la cantante interpreta live i suoi più
grandi successi. Nello stesso anno firma per la prima volta una canzone in
veste d’autrice (“I colori del cuore”). Da allora saranno svariate le sigle
che la vedono interprete ed autrice. 14 aprile 2007: “nozze d’argento”.
Venticinque anni di ininterrotti successi celebrati con due ore di musica
allo zucchero filato. “Occhi di gatto”, “Kiss me Licia”, “Mila e Shiro due
cuori nella pallavolo”, “Magica, magica Emi”, “Vola mio mini Pony”… Sono
solo alcune della canzoni eseguite da Cristina che, per l’occasione, viene
accompagnata dagli irriverenti “Gem Boy”. La cornice è quella dello storico
“Roxy Bar”. A fare gli onori di casa uno zazzeruto
Red Ronnie, che consegna alla cantante il “Gandhi
9.11”
(prestigioso riconoscimento riservato a tutti quei personaggi che nel mondo
spiccano in veste d’ambasciatori di pace). Nello scorso gennaio, la D’Avena torna in tv col programma
trasmesso in prima serata da Italia 1 “Matricole & Meteore”. Nello show
guidato da Nicola Savino e Juliana Moreira, la dolce fatina dei piccoli
veste i panni di una principessa alla spasmodica ricerca di un principe
azzurro rigorosamente vip. E poi sigle e sigle ancora: “Hamtaro”,
“Tartarughe Ninja”, “Pokémon”… I tempi cambiano e i cartoni animati pure.
Graffianti e ruvidi, si rivolgono ad un pubblico di sveglissimi, iperattivi
pargoli. Nel loro piccolo e frenetico mondo, tecnologia non fa rima con
poesia. E nemmeno, ahimè, con fantasia. Eppure lei, la morbidosa Cri Cri,
non tramonta mai. Ottocento sigle incise, sei milioni di dischi venduti,
migliaia e migliaia di pomeriggi in sua compagnia da quasi trent’anni. Sono
questi
i numeri di Cristina D’Avena. Una carriera davvero irripetibile nel suo
genere. Squillante, nitida e inconfondibile: la sua è l’unica voce del
panorama televisivo italiano che, dai primi anni Ottanta sino ad oggi, entra
nelle case degli italiani almeno una volta al dì, sette giorni su sette,
feste comprese. Il pubblico la adora. E non solo i bambini. Perché i
genitori di oggi sono i bimbi degli anni Ottanta cresciuti a pane e “Bim bum
bam”. Anche loro - trentenni o poco più - affollano i concerti di Cristina,
cantando a squarciagola “Kiss me kiss me Licia certo il loro cuore palpita
d’amore amore sì per te”. Nostalgia canaglia, recita una vecchia canzone… Tre stelline
Cristina se le meriterebbe tutte.
Le hanno proposto di fare altra musica, altra tv (la Ventura la insegue da anni
per farla sbarcare sull’Isola), altre esperienze. Non ha mai voluto cambiar
pelle. Non ha mai tradito i bambini. Gliene manca uno suo. E’ il solo
rammarico che candidamente nelle ultime interviste confessa d’avere. Pur
nella sua "unicità", mi appare responsabile di un certo infantilismo
buonista, che ha danneggiato e compresso la tivu. Chapeau alla donna, per
bene, e all'artista, coerente. Ma a chi scrive piace soprattutto una tivu
senza dolcificanti, smancerie, vezzeggiamenti e qualche inevitabile
ipocrisia.
(31 maggio
2010)
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