Nato il 31 luglio
1944 a Offida (Ascoli Piceno). Morto l’8 marzo 2010 ad Ancona.
F*
“Fra
ttutti quelli c'hanno avuto er posto de vicaj de Dio, nun z'è mai visto un
papa rugantino, un papa tosto, un papa matto uguale a Ppapa Sisto. E nun
zolo è da dì che dassi er pisto. A chiunqu'omo che j'annava accosto, ma nu
la perdunò neppur'a Cristo, e nemmanco lo roppe d'anniscosto. Aringrazziam'Iddio
c'adesso er guasto. Nun po' ssuccede ppiù che vienghi un fusto d'arimette la
Chiesa in quel'incrasto. Perché nun ce po' èsse tanto presto un altro papa
che je piji er gusto de mèttese pe nome Sisto Sesto”. Risoluto, irruente e
autoritario, Sisto V - all’anagrafe Felice Peretti - non è molto amato dai
suoi sudditi, come si arguisce da questi salaci versetti scritti dal Belli.
Per mettere a posto le finanze, impone al popolo romano nuove imposte. E,
non fidandosi degli esattori locali, recluta un esercito di suoi fidati
compaesani marchigiani per andare a riscuotere l’obolo. Da qui il detto: “mejo
'n morto dentro casa cchè 'n marchisciano fori daa porta”. Ma, a dispetto
del carattere ruvido e severo, il Pontefice ascolano viene riconosciuto dai
posteri come uno dei più grandi Papi. Questo perché riesce a fare in cinque
anni un lavoro che ne avrebbe richiesti molti di più. Laboriosità e
ostinazione sono, del resto, caratteristiche intrinseche alla gente
marchigiana. Unitamente ad uno straordinario attaccamento alla loro terra,
che a volte si traduce in diffidenza nei confronti delle novità. Al
contrario del suo esimio conterraneo, Tonino Carino è suffragato da un
carattere amabile e gentile. Volto pulito e sincero, espressione svagata e
talvolta insicura, ToninoCarinodaAscoli (rigorosamente così, tutto d’un
fiato) è un giornalista alla vecchia maniera, naturalmente sfornito di manie
di protagonismo ed eccessi da star. Legatissimo alle sue origini, inizia a
scrivere per il “Resto del Carlino” nel 1969. Due anni dopo passa al
“Corriere Adriatico”, per poi approdare nel 1976 in Rai. Dalla sede
regionale di Ancona - di cui è caporedattore dal 1991 fino al 2002 -
commenta le partite del suo Ascoli per “90° minuto”. Altri tempi… Altro
calcio. Ed altro giornalismo: vissuto sul campo e non sul desk di uno studio
televisivo. I telecronisti sono bandiere. Nonostante la sua irreprensibile
professionalità, Tonino esala amore per l’Ascoli da tutti i pori. Quando
narra le prodezze
della
sua squadra del cuore, sprigiona un radioso entusiasmo fanciullesco che
quasi commuove. Sono gli anni di Luigi Necco da Napoli, Cesare
Castellotti da Torino, Marcello Giannini da Firenze, Giorgio Bubba da
Genova… Quello con Tonino Carino è uno degli appuntamenti più gustosi di
quel mitico “90° minuto” targato Paolo Valenti. Tonino si presenta in
video con giacche improbabili, sempre un po’ impacciato e con una palese
emozione stampata sul viso. Sembra che il destino gli remi contro:
sopraggiunge sempre qualche intoppo tecnico a rovinargli il servizio. Spesso
inciampa con le parole. Memorabili i suoi strafalcioni e la sua
malagevolezza nel pronunciare i nomi stranieri. Quando l'Ascoli acquista
Trifunovic, il presidente Costantino Rozzi - suo grande amico -
lo sfotte: “Tonì, t'ho fatto un dispetto, t'ho comprato 3-4 giocatori che
voio vedere come li pronunci: cazzi tua!". Tonino è così: semplice e
genuino, come i frutti della sua terra. E i telespettatori lo amano per
questo. Accompagnato da connotati tanto curiosi - a partire dal nome -, è
inevitabile per lui l’esser bersaglio di gag, facezie e parodie: “Sono
Carino, sono piccino, sono la gioia di mammà. Se mi sporco il vestitino, il
papà mi fa cià cià” è la simpatica filastrocca che gli dedica il Trio
Solenghi-Lopez-Marchesini. Ancor più incisivo il tormentone lanciato da un
Ezio Greggio scanzonato e “capellone”, che dagli studi del “Drive In”
incalza il pubblico: “E’ lui o non è lui? Cerrrrrrto che è lui! Tonino
Carino da Ascoli!”. Il giornalista incassa col sorriso sulle labbra. Si
stizzisce invece quando Diego Abatantuono supera, a suo avviso, il limite
facendogli il verso nell’imitazione grottesca di Tonino Tonnato: un
personaggio che a Carino non piace, soprattutto quando profana la mitica
sigla di “90° minuto” con una serie di versacci. Dalla fine degli anni
Novanta partecipa ad alcune edizioni di “Quelli che il calcio…”. Nel 2002
segue il “Giro d’Italia” ed approda in veste di inviato alla trasmissione
pomeridiana “Casa Raiuno” condotta da Massimo Giletti. Da poco in
pensione, continua a partecipare ad alcune trasmissioni sportive in qualità
di ospite. Un anno fa scopre di avere un tumore al colon. Muore ad Ancona,
circondato dall’affetto della moglie e dei suoi due figli, Riccardo e Daria.
(11 marzo 2010)
Addio a Tonino Carino
(La Repubblica, 16/03/2010) Due giornalisti, diversamente celebri,
sono scomparsi la scorsa settimana.
Il primo, Alberto Ronchey, già direttore della Voce
Repubblicana e della Stampa, quindi editorialista
del Corriere della Sera e di Repubblica, ministro
dei Beni Culturali e presidente di Rc, era
probabilmente il giornalista più lontano dal gioco
con le parole d'Italia.
Il secondo,
Tonino
Carino, era al contrario un grande esponente del
giornalismo "funiculì-funiculà" che ha
caratterizzato un'indimenticata stagione di
Novantesimo Minuto.
(Il Romanista, 16/03/2010) Livorno-Roma, tifosi romanisti
ricordano con uno striscione
Tonino
Carino
(Real Soccer, 22/03/2010) Calcio Serie A - Cassano torna al gol,
la Samp affonda la Juve a Marassi
La gradinata doriana onora il ricordo di
Tonino Carino
scomparso pochi giorni fa con uno striscione
dedicato al famoso giornalista sportivo