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RENZO ARBORE

 

Nato il 24 giugno 1937 a Foggia.   F *****+

Parigi, 1794: cortile delle prigioni di San Lazzaro. Assistito da Roucher, Andrea Chénier - in attesa dell’esecuzione - sta finendo di scrivere gli ultimi versi: è il suo congedo dalla Poesia e dalla vita. Le struggenti note di Umberto Giordano accompagnano l’estremo viaggio del protagonista, che culmina nello straziante abbraccio con l’amata Maddalena di Coigny. La donna, scambiandosi con una condannata, decide di salire sul patibolo insieme al suo diletto. Il finale di “Andrea Chénier” è da brivido: è l’aurora, un rullo di tamburi annuncia l’arrivo della carretta che condurrà i due amanti alla ghigliottina. Salendo, stretti l’uno all’altra, esultano: “Viva la morte insiem!”. Avere per amico di famiglia l’autore di un tale capolavoro, è privilegio di pochi. La musica è nell’aria, penetra nelle vene, e può diventare la più dolce delle malattie. Così è stato per Renzo Arbore, foggiano di nascita e napoletano d’adozione. Il padre, medico, era legato al compositore (suo compaesano) da una lunga amicizia. La mamma Giuseppina, casalinga partenopea, si dilettava al pianoforte, suonando, per lo più, vecchie canzoni napoletane. Tutto in casa Arbore sapeva di musica. Quasi inevitabile, per il piccolo Renzo, cader nelle malìe della musa Euterpe. Gli anni sono quelli del dopoguerra. Il mondo lì fuori, avido di libertà, guarda incuriosito alla nuova cultura made in Usa. Musica compresa. Melodie e canzoni di ogni Paese possono esser toccate dalle dita tamburellanti di quel bambino, curioso e gentile, nato nel cuore del Tavoliere, habitat naturale d’arte e di sapere antico. A Foggia, nell’ormai stranoto bar biliardo “Cavour”, Renzo ha la sua iniziazione musicale. In quel bugigattolo avvolto dal fumo e da profluvi di scotch, risuonano anonime note swing, jazz, soul, blues. Trombettisti, pianisti e sassofonisti si alternano, con le mani gonfie e le dita ingiallite dalla nicotina, su un palco di fortuna. E Renzo è pronto a ghermire quei ritmi sconosciuti ed ogni nuova armonia. Nonostante la sua grande passione per la musica, non volendo  dismettere le aspettative dei genitori, il giovane Arbore si laurea in giurisprudenza a Napoli. La città diventa per lui una seconda madre, pronta a cogliere l’artisticità geniale di quel meridionale figlio del mondo. Ogni passo dell’eclettico artista è (e sarà) accompagnato da quella musicalità, da quei colori, da quelle melanconie, da quei profumi rubati alla sua città di adozione. Ogni espressione musicale da lui generata sarà contaminata, di lì in avanti, da quell’immenso teatro all’aperto che giace alle falde del Vesuvio. E fischiettando “Tu vuo’ fa l’americano” , il giovanissimo “napofoggiano” sbarca nella Capitale, ombelico del mondo, in un tempo ormai lontano. A Roma il suo talento si palesa in tutta la sua grandezza.  Viene assunto in Rai  - tramite un concorso  - con la qualifica di Maestro programmatore di musica leggera. E’ l’inizio ufficiale della grande carriera del poliedrico artista. Per una Rai - radio televisione italiana ancorata a vecchi schemi e più tradizionali forme di intrattenimento- Renzo rappresenta un uragano mediatico che  – sempre con  garbo e generosità – scoperchia nuove vie della comunicazione. Prima con trasmissioni radiofoniche (spesso sostenuto da Gianni Boncompagni) come “Bandiera gialla”, “Alto gradimento” e “Radio anche noi”. Trasmissioni che diventano  fenomeni di costume ed introducono scelte musicali totalmente nuove rispetto al gusto corrente, presentando novità discografiche provenienti soprattutto da Gran Bretagna ed Usa. Nel fantasmagorico “Alto Gradimento” la formula punta all’intrattenimento puro e vede alternarsi una selezione di canzoni di successo ad interventi comici e surreali, a volte dissacranti e ai confini della satira, ad opera degli stessi conduttori o di loro amici e collaboratori (Mario Marenco, i fratelli Giorgio e Franco Bracardi).  Gli irripetibili protagonisti di quel “Circo Barnum” radiofonico creano un’orda di suggestivi personaggi che irrompono inaspettati nella trasmissione con telefonate esilaranti o bussando alla porta dello studio. Dalle manopole delle romantiche radio in bachelite il genio di Renzo si materializza all’interno dell’elettrodomestico più egocentrico che esista: il televisore. Mentre l’Italia è attraversata da tensioni sociali e deturpata da violenti scontri di piazza,  Arbore rivoluziona il domenicale e sonnacchioso  pomeriggio televisivo: nasce “L’Altra domenica”, il suo primo vero successo in video. Per la prima volta il pubblico entra in diretta comunicazione con la televisione. In palio ventimila lire e tanti sorrisi con il “critico” cinematografico Roberto Benigni, il cugino americano Andy Luotto, i cartoni animati di Maurizio Nichetti, i collegamenti con Mario Marenco da Roma e Isabella Rossellini da New York. Programma cult per una intera generazione, la trasmissione si rivolge ad un pubblico caratterizzato da una cultura medio-alta e di stampo tipicamente progressista. Ma la vera rivoluzione è lo sdoganamento televisivo di uno scottante tema come quello della omosessualità. Ironiche e mai volgari fanno la loro apparizione le Sorelle Bandiera, con il motivetto “Fatti più in là”. Arbore è un vulcano inarrestabile di idee e grandi innovazioni, non si può certo incatenare la sua fervida fantasia e quella smodata propensione per l’innovazione. Lui non è uguale a nessuno, è “altro”. Altra musica, altra radio, altra tv. Un artista a tutto tondo non manca di fare una capatina anche nel mondo del cinema, e non solo come interprete, ma  anche in veste di regista ed autore del “Pap’occhio”. Iperbole provocatoria, che gli permette di traghettare con tutta la  banda de “L’Altra Domenica” anche sul grande schermo. Circondato dal favore del pubblico e della critica, continua a conquistare successi televisivi prima con “Tagli, ritagli e frattaglie”, poi con “Cari amici vicini e lontani”.  Ma la consacrazione assoluta per  il pirotecnico Renzo arriva con “Quelli della notte”. Gli spettatori, coccolati dai programmi in prima serata, si vedono “costretti”, loro malgrado, a rimanere incollati davanti al video dopo l’orario canonico (22.30) per non bucare quell’appuntamento succoso ideato da quella  irripetibile congrega di intellettuali caciaroni e maliziosamente cialtroni. Di tale brigata fanno parte Riccardo Pazzaglia (il filosofo partenopeo), Massimo Catalano, (l’intellettuale “viveur”), Maurizio Ferrini (il rappresentante romagnolo), Simona Marchini (che sogna amori travolgenti guardando le telenovelas) e Marisa Laurito (in perenne attesa del fidanzato). Ma ancheAndy Luotto, travestito da arabo, e Nino Frassica, nelle vesti di Frate Antonino. Ormai irrefrenabile mattatore radiotelevisivo, Arbore replica il successo con “Indietro tutta”, trasmissione che fa il verso ai programmi quizzaroli, dove si sfidano concorrenti del Nord e del Sud Italia. L’intento satirico verso la televisione stessa e i suoi contenuti produce un prodotto assolutamente innovativo ed esilarante. Un improbabile presentatore, Nino Frassica, le ragazze Coccodè e le ballerine brasiliane del Cacao Meravigliao, (antesignane ironiche e pudiche delle più svestite e contemporanee veline, letterine, ecc.), Robertino (Mario Marenco in versione scolaretto con tanto di grembiulino) e la scalcinata orchestra “Mamma li Turchi”, diretta da Gianni Mazza. Lo straripante successo della trasmissione è stigmatizzato da frizzi e lazzi dei protagonisti, che diventano tormentoni recitati da milioni di italiani: “Sì la vita è tutto un quiz” oppure “Vengo dopo il tiggì”. Per non parlare della sigla “Cacao meravigliao” (cantata in play-back da una giovanissima Paola Cortellesi): un finto sponsor animato dall’indimenticabile jingle tutto in “ao”, sul quale ancheggiano cinque bellissime ragazze brasiliane. Nel tourbillon dell’intrattenimento assordante Renzo non ha comunque abbandonato la sua prima amante: la musica. A Sanremo, tempio indiscusso della canzone italiana, il musicista conclama il suo smisurato amore per il jazz e, in particolare, per uno strumento: “Il clarinetto”. Velato da arditi doppi sensi, il brano (mirabilmente interpretato dal suo autore) conquista un inaspettato secondo posto. Il genio e la vasta cultura musicale, e non solo, gli danno l’input per la nascita di un nuovo programma, “Doc”. In questa sorta di club raffinato viene espresso il meglio di artisti italiani ed internazionali. La conduzione è affidata a Gegè Telesforo, suo figlioccio, e a Monica Nannini, esperta dj. Showman, dunque, ma anche arguto talent-scout. Una ricca fetta dei protagonisti della nostra televisione è nata sotto l’ala protettrice di Renzo. Un esercito di “figli” d’arte, tutti (o quasi) destinati a raggiungere grandi successi.  Ma il vero e grande amore di Arbore resta sempre la musica. Dalla sua mente eclettica partorisce l’Orchestra Italiana, formazione musicale che reinventa e recupera la tradizione melodica napoletana. In questo gruppo di eccellenti strumentisti si sperimentano sonorità  antiche vellutate da dimenticati mandolini, commiste ai ritmi più sfrenati del rock, blues, country. Tutto all’insegna delle sue anime ispiratrici: Murolo, Carosone, Totò, passando per i grandi classici firmati da E.A. Mario. E’ sempre lei, la canzone napoletana, la protagonista assoluta dei suoi spettacoli. Con le sue mille anime, sbarca a New York,  dove debutta nel tempio sacro del “Radio City Music Hall”, infiammando la moltitudine di spettatori, ammaliati dalla sua innegabile verve. La carriera di Renzo è all’apice, costellata da numerose tournée. Conduce “Festa Azzurra” per festeggiare i giocatori della Nazionale con vari ospiti tra cui Ornella Muti, Gigi Proietti e Ray Charles. La sua fama si spinge fin sulla Piazza Rossa  di Mosca, concerto unico per un artista italiano, dove le calde armonie della sua Orchestra sbrinano persino i monolitici russi. I francesi, che spesso arricciano il naso verso tutto ciò che arriva da oltralpe, stavolta si sciolgono di fronte alla prorompente ensemble, che con tarantelle e mandolini infuoca l’Olimpya di Parigi. Mentre i giapponesi a Tokyo impazziscono per la band italiana, pilotata sempre dal nostro straordinario anchorman. Nel 2002 fonda una nuova band, la “Renzo Arbore e i suoi Swing Maniacs”, e si aggiudica il disco di platino con il primo album “Tonite! Renzo Swing”. Dopo molte esitazioni, Arbore si prefigge una nuova sfida all’interno del piccolo schermo. Il ritorno in tv di questo aristocratico figliol prodigo avviene con il programma “Meno siamo meglio stiamo”. Sceglie di nuovo la fascia notturna, quella maggiormente “svincolata” dal condizionamento dell’Auditel. Clou del programma ancora la musica, raccontata rigorosamente dal vivo, e tinteggiata da spezzoni di vecchi programmi visti e commentati in compagnia degli amici di sempre: da Gegè Telesforo alla frizzante Marisa Laurito. Un nuovo successo, forse insperato anche dallo stesso orgoglioso pugliese. Nell’ultima puntata del recente programma presentato su Raiuno da Gianni Morandi, l’impavido Arbore si presenta - accompagnato da un coro di alpini - duettando con gli stessi un motivetto di qualche anno fa: “Tu vecchia mutanda”. Tutto in perfetto stile Arbore. Ma di non sola arte il nostro Renzo si consuma. Ad un certo punto della sua vita, lo showman si fa rapire  dalla ironica ed ammaliante Mariangela Melato. Storia d’amore vissuta intensamente, di quell’amore che si lascia e poi si riprende, mai sfiorato dall’idea del matrimonio. Per i due artisti permeati da idealità creativa, questo sentimento resterà nel tempo un’unione di anime libere ma in armonia. Dopo di lei, una lunga relazione con la fascinosissima e dirompente Mara Venier. Nessuno sa perché sia finita, e i diretti interessati si sono promessi di non parlare mai l’uno dell’altra. Difficilissimo strappare a Renzo una parola sulla sua vita privata. Da vero galantuomo d’altri tempi, Renzo non parla quasi mai delle sue conquiste, ma non nega le dolenti sconfitte, confessando d’aver sofferto spesso per amore e di aver addirittura scritto una canzone dopo uno dei dolorosi abbandoni subiti. Col suo volto malizioso e quell’amabilissima erre moscia, ammette candidamente di rientrare nella categoria dei maniaci collezionisti di oggetti. Amante in particolare modo della plastica, l’artista accumula - da anni - insoliti (e, nella maggior parte dei casi, assolutamente superflui) gadget: borsette anni Trenta, radio che risalgono agli anni Quaranta, montature per occhiali, articoli per toilette, orologi da tavola, temperalapis, frullatori, elettrodomestici in miniatura, cappelli, gilet, vinili, juke-box, soprammobili e mobili, phon degli anni Cinquanta, scarpe brasiliane e russe. Il tutto affastellato caoticamente nella sua bellacasa, trasformata in una sorta di museo dell’inutile. Appassionato di sport, condivide con il suo amico Massimo Gramellini, vice direttore de “La Stampa”,  una bizzarra (per un meridionale) e sfrenata passione per il Torino. Allevato col “Cuore” (nel senso del famoso libro), si definisce un deamicisiano incallito con la certezza che il bene prevalga sempre sul male. Adora (ovviamente) i libri sul jazz, la letteratura americana e tutti quei testi che narrano il “come eravamo”. Con gli anni (complice la sua permanenza in tv) è diventato un rotocalcomane: compra selvaggiamente tutte le riviste possibili e immaginabili… Non c’è dubbio che Renzo la televisione l’ha fatta, e alla grande: cinque asterischi, il massimo, e un segno +, un omaggio alla leggerezza della sua ironia. E autoironia. Non a caso, curiosamente, sul suo biglietto da visita c’è scritto: “Renzo Arbore - clarinettista jazz”.  

(dicembre 2009)




(Agenzia di Stampa Asca, 04/03/2010)?
UMBRIA/TURISMO: RENZO ARBORE A NORCIA AMMESSO 'CONFRATERNITA TARTUFO'
(La Repubblica, 05/03/2010)
Tutti i concerti dal 5 all'11 marzo
L'appuntamento con Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana sarà: sabato 6 marzo al PalaSele di Eboli

(La Repubblica, 16/03/2010)
Contro il mercato e contro le mode. «Con la cara vecchia musica popolare»
Come tenere duro contro tutto e contro tutti, è la lezione di Renzo Arbore. Contro il mercato, contro le mode, contro le radio e la "cultura musicale" che impongono all’ascoltatore

(Il Giornale, 17/03/2010)
Renzo Arbore in concerto per «don Zilli»

(La Stampa, 26/3/2010)
Tre bambole per Arbore
LUNEDI' 29 TERZO CONCERTO E TERZO SOLD OUT ALL'ALFIERI NEL GIRO DI 3 MESI: E RENZO INVITA SUL PALCO LE BLUE DOLLS

(La Stampa, 29/03/2010)
Le Blue Dolls di Arbore "Renzo è 'o sole nostro"

(Ansa, 31/03/2010)
Morto Nicola Arigliano, porto' il jazz in tv
Il cantante, 87 anni, abitava in provincia di Lecce. Arbore: era il re dello swing
Nicola Arigliano

(AGI, 19/04/2010)
CINEMA: 'PAP'OCCHIO' IN DVD, ARBORE "OGGI NON FAREI FILM SUL PAPA"

(Quotidiano Nazionale, 19/04/2010)
Arbore: "L'umorismo 'usa e getta' di oggi presto sarà dimenticato"
Il popolare artista, che ha presentato a Roma la versione restaurata
del cul 'Il Pap'occhio', la comicità oggi "è diventata sinonimo di volgarità"

(AGI, 21/04/2010)
TV: LITTIZZETTO, OGGI ARBORE NON POTREBBE FARE "QUELLI DELLA NOTTE" O "INDIETRO TUTTA"

(Adnkronos/IGN, 21/05/10)
Musica: Renzo Arbore e la sua Orchestra
protagonisti assoluti al Teatro Sistina

(Il Tempo, 24/05/2010)
Arbore «Meno male che c'è Fiorello»
«Quello che mi assomiglia di più? Oggi è Fiorello»

(il Giornale, 25/05/10)
Arbore rende omaggio a Manfredi e Murolo

(Adnkronos, 07/06/2010)
Musica: Arbore, punto su Mengoni e Cristicchi
ma il mio erede è Fiorello


(Adnkronos, 07/06/2010)
Tv: Arbore, non andrò mai all'Isola dei Famosi

 

 
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