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ENRICO AMERI
Nato il 15 aprile
1926 a Lucca. Morto il 7 aprile
2004 a Albano Laziale.
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Cara,
vecchia partita di pallone: il fischio d'inizio dell'arbitro arriva puntuale
alle ore quattordici e trenta, non esistono anticipi o posticipi e si
gareggia rigorosamente solo
la domenica. Dopo il canonico, lauto pranzo familiare, si dà
voce alla radio. Finalmente ci siamo. Le rutilanti note di “A taste of honey”
preannunziano il saluto di Roberto Bortoluzzi: “Buon pomeriggio gentili
ascoltatori, e ben trovati all'appuntamento con Tutto il calcio minuto per
minuto”. Calcio d'inizio, si parte. I radiocronisti palleggiano tra loro
come i giocatori nel rettangolo verde. Gli interventi si rincorrono in un
susseguirsi di azioni, parole, fiati sospesi ed emozioni, magistralmente
narrate da quelle pastose voci che giungono dalla radio. Dall'Olimpico
Enrico Ameri segue il derby della Capitale. Punizione, fallo di mano,
rigore. Un brivido, forse è goal. E sul più bello quell'immancabile ruggito:
“Scusa Ameri sono Ciotti da San Siro”... Un classico della domenica. Se il
Giro d'Italia ha avuto Coppi e Bartali, il pallone Mazzola e Rivera e il
rock and roll ha Beatles e Rolling Stones, il giornalismo sportivo della
radio italiana ha Enrico Ameri e Sandro Ciotti. Toscano di nascita ma
genovese d'adozione, Ameri entra in Rai nel 1949, dopo aver superato il
corso di radiocronisti. Inizialmente si occupa di cronaca e ciclismo. Nel
1950 debutta con la sua prima radiocronaca alle Mille miglia: la voce -
racconta - gli si strozza in gola per l'emozione. In soccorso arriva Nando
Martellini, che gli strappa il microfono di mano. Il 15 marzo 1951 viene
assunto come inviato: un'avventura che lo porta per qualche tempo in giro
per il mondo: India, Indocina, Vietnam. Nel 1955 racconta in diretta
(essendo casuale testimone) la tragedia dell'aereo precipitato sui monti del
Reatino, dove perde
la vita Marcella Mariani,
Miss Italia neo eletta. Nello stesso anno arriva la sua prima radiocronaca
calcistica: Udinese-Milan. Vittorio Veltroni, all'epoca direttore del
telegiornale, lo manda in video per seguire da Berlino Germania-Inghilterra
e successivamente Italia-Jugoslavia. Ameri accarezza l'idea di passare al
piccolo schermo. Ma il sogno dura poco. Leone Piccioni, successore di
Veltroni, gli preferisce Nando Martellini. Ritorna in voce, non senza,
forse, una punta di rammarico. Stoicamente prosegue il suo cammino nei
sentieri delle alte
frequenze. Versatile e generosamente dedito al mestiere, Ameri manifesta
immediatamente un grande talento narrativo, permeato di veemenza e
precisione. Ogni partita raccontata dal radiocronista lucchese si trasforma
in un evento intenso, emozionante. Repentine accelerazioni, strappi sonori,
impennate fulminee e penetranti e le tirate tutte d'un fiato, a ritmo
serrato e metronomico su continui saliscendi d'emozioni, hanno il magico
potere di rendere avvincente anche il match più banale. Il 16 luglio 1969 è
in diretta da Houtson, per seguire la partenza della missione Apollo 11 e
l'allunaggio che di lì a poco ipnotizzerà il mondo intero. Insieme a
Bortoluzzi, Ciotti, Provenzali, Ferretti, Foglianese e Luzzi, è per lunghi
anni il simbolo della domenica calcistica. Fra le radiocronache
indimenticabili, la semifinale dei Mondiali di Messico. E' il 1970: Estadio
Atzeca di Città del Messico. Italia-Germania, secondo tempo supplementare,
risultato fermo sul tre a tre. Palla a De Sisti, da Facchetti a Boninsegna,
Boninsegna scarta Schultz, scatta in avanti Rivera, avanza Rivera, rete!
Sepp Maier “impietrito come un ramarro davanti al piattone di Gianni
Rivera!”. E ancora la finale del Mundial del 1982, quando gli indomiti
uomini di Bearzot sgretolano la Germania di Rumenigge, regalandoci il terzo
titolo mondiale. Fino alla tragica, folle notte dell'Heysel, l'unica
radiocronaca in cui, forse, resta senza parole. Poi, nel 1980, riaffiora
quel primordiale, stroncato desiderio di fare televisione. Partorisce
un'idea: commentare le partite della domenica a freddo. Nasce “Il processo
del lunedì”, sulla falsariga del “Processo alla tappa” di Sergio Zavoli. Lo
stesso Ameri conduce la trasmissione, affiancato da Novella Calligaris. La
seconda edizione vede la presenza, accanto a lui, di Marina Morgan e, in
cabina regia, di un allora sconosciuto (televisivamente) Aldo Biscardi. Ma
anche questa volta la fortuna non lo assiste: quatto quatto, l'ardito
giornalista molisano si impossessa della neonata creatura (allora in onda su
Raitre) e lo mette alla porta con un arrivederci e grazie. Nel 1984
ritroviamo Ameri ospite di Renzo Arbore nel programma “Cari amici vicini e
lontani”. Con lui tutte le voci storiche di “Tutto il calcio minuto per
minuto”. Maggio 1991: le partite sono appena terminate. Da Genova Enrico
Ameri si congeda dai microfoni, dopo trentasei anni di dirette e 1600
partite raccontate. L'ultima, fulminante battuta è ancora per l'eterno
rivale: “Quando Ciotti fa un'intervista ti ricordi solo di Ciotti”. Chi dei
due provochi l'altro resta un mistero. E forse è tutta una burla. Come gli
effervescenti battibecchi che animano le loro interminabili partite di
scopone scientifico. La sfida continua, ma ce n'è a cui tutti e due devono
arrendersi: il fischio finale è di un arbitro inesorabile. Nel
luglio del 2003 viene a mancare Ciotti. Aprile 2004: un attacco cardiaco
spegne per sempre la voce di Ameri. Cinque asterischi per Enrico se il
dizionario fosse dedicato alla radio, due - ampiamente meritati - per la sua
presenza in tivu.
(dicembre
2009)
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(NewsNotizie.it,
09/03/2010)
Calcio – E’ morto Tonino Carino
Tonino Carino ci lascia dopo una lunga
malattia. Oltre a salutare per sempre la propria
famiglia (alla quale vanno le nostre sentite
condoglianze) saluta anche un calcio che ormai non
era più il suo e quello dei vari Paolo Valenti,
Enrico Ameri
e Sandro Ciotti.
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(Il Secolo XIX, 24/03/2010)
Il libro omaggio a “Tutto il calcio
minuto per minuto”
[...] Il transistor di “Tutto il calcio…”gli serve
come esca: chi abbocca, si troverà allegro
prigioniero di cronache che abbracciano, sì, il
timbro spagnoleggiante di
Enrico Ameri
e il ritmo grattugiato di Sandro Ciotti, ma arrivano
fino a costeggiare il bello e il brutto
dell’Assoluto [...]
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