Addio a Limiti, il sacerdote della nostalgia

Presentatore, autore e paroliere per i grandi della canzone italiana, ha reso il racconto del passato un genere di successo ligio al dovere, adorava la Monroe e aveva uno stile edulcorato. Un solo colpo di testa: il matrimonio con Justine Matterà. Per Mina ha scritto i testi di «Bugiardo e incosciente», «Viva lei» e «La voce del silenzio». Ha collaborato anche con Al Bano. Era amico di Gina Lollobrigida e Silvana Pampanini. Ma anche di dive di Hollywood come Sharon Stone ed Esther Williams.

Ci detestavamo cordialmente. Sobriamente e silenziosamente. Per ragioni di ordinario squallore televisivo. Un programma offerto a me e assegnato a lui, Paolo Limiti, o viceversa. Sciocchezze. Stupidaggini. Ricordo le sue partecipazioni a un paio di programmi domenicali. La conduzione era affidata, se non mi sbaglio, una volta a Mara Venier e poi a Paola Perego. Paolo Limiti cercava, come si dice in gergo, di allargarsi: per esuberanza, senza – credo – malizie. Ero autore dei programmi e andavo nel camerino di Limiti per esortarlo a seguire il copione: rigidamente mi impegnavo a far rispettare i ruoli e i tempi. Non ci fu mai un vero e proprio litigio. Solo freddezza, palpabile. Gli regalai una volta una foto – rara – di Marilyn Monroe, di cui era un ammiratore sfrenato, e neanche mi ringraziò. Futilità, ho detto. La verità è che era impossibile andare d’accordo: per il semplice motivo che su tutto e tutti avevamo idee opposte.
Oggi, nel giorno del cordoglio per la sua morte, non riesco facilmente a esprimermi in maniera critica. Perché è stato, innegabilmente, un protagonista – misurato, elegante, competente – del mondo della televisione. La sua cifra professionale era la nostalgia del bel tempo che fu, la rievocazione del costume, degli artisti grandi e piccoli, di episodi memorabili. Anch’io amo con passione il passato, che a volte propone ricordi dilanianti: dunque non condividevo il suo approccio a mio giudizio mieloso, quei racconti del suo repertorio, simili a una fiaba, che mi apparivano finti e superficiali. Mentre, al contrario, ottennero un successo importante presso il pubblico della Rai (l’azienda a cui è rimasto affezionato e fedele per tutta la vita). Un «muro» imponente tra di noi era anche (ma mai ne discutemmo, guardinghi e diffidenti tutti e due) la totale diversità delle scelte, nella vita privata. Due mogli e cinque figli per me, insieme con un disordine sentimentale, poco apprezzabile e di cui ancor meno mi vanto. Lui, Paolo, radicato a vivere con la mamma, Etta, fino alla morte di lei, qualche anno fa. Un attaccamento insolito e discusso, non oso definirlo morboso.
E mai una parola sulla sua evidente bisessualità. Affari suoi privati, certo. E lui era sobrio, prudente, guardingo. L’unica impennata fu il matrimonio improvviso, e tuttora misterioso, con Justine Mattera, una simpatica biondina che (molto) alla lontana forse gli ricordava Marylin Monroe. Questa sera i telespettatori di Rai 1 potranno assistere a una puntata speciale di Techetechetè (quel gran bel programma che ripropone spezzoni della televisione di una volta) con una serie di omaggi alle qualità di Paolo Limiti. Lo guarderò anch’io, con rispetto e curiosità. Incentrato, mi dice Gianvito Lomaglio, sulla sua sensibilità e sul suo eclettico talento. Lomaglio va doverosamente citato, sia perché è un personaggio simbolico della Rai (per la simpatia e le appartenenze politiche, che ne hanno favorito l’incredibile carriera: oggi è addirittura vicedirettore), sia perché fu decisivo per la carriera di Limiti. Gianvito conobbe Paolo nello studio di Paolo Pillitteri, quando era sindaco di Milano. Lomaglio era assistente di Pillitteri, Limiti giornalista – aveva chiesto un’intervista per un settimanale popolare con cui collaborava. Tra i due nacque un rapporto di amicizia forte e leale, un tipo di legame a cui Gianvito non aveva (e non ha!) una limpida, istintiva vocazione. Con Limiti invece funzionò, Gianvito intuì le potenzialità complesse di Paolo, lo impose in molti programmi, lo difese e lo sostenne in momenti delicati. E fu proprio Gianvito ad attraversarmi la strada, determinato a preferirmi Limiti, per un programma in cui ero in lizza anch’io. Ebbene, non saprei dargli torto, oggi!, Paolo era infinitamente più affidabile di me. La superiorità di Limiti di fronte a tanti suoi colleghi è stata la sua completezza, artistica e culturale. L’inferiorità, invece, perché non possedeva, da borghese piccolo piccolo, l’impatto carismatico con cui altri bucavano il piccolo schermo; non a caso il successo vero gli arrivò solo da adulto, dopo le fatiche di una lunga e variegata gavetta. Era nato a Milano nel maggio del 1940, il papà (scomparso quando Paolo era adolescente) lavorava alla Pirelli, una mamma, siciliana, di grande personalità. Scrittrice (di romanzi rosa), autrice e per Paolo quotidiana, costante, meticolosa e intelligente consigliere e suggeritrice. Una guida fondamentale, non solo a livello affettivo. Appassionato di cinema in misura compulsiva, Paolo recensiva con gusto qualsiasi film, anche i più scadenti amava il genere nazionalpopolare – per vari giornali. Adorava il cinema americano: mitico, non solo per lui. Studiava e parlava quattro, cinque lingue. Aveva scritto le domande dei quiz di Mike Bongiorno, per quattro anni quelle del Rischiatutto. E scriveva canzonette, anche per il Festival di Sanremo, conio spirito divulgativo e propositivo che lo distingueva. Semplice e ingenuo stile: non sopportabile per me, ma di larga popolarità. Era, e resta, noto soprattutto per la sua lunga collaborazione con Mina, per canzoni famose e no, come Bugiardo e incosciente, La voce del silenzio, Secumdì secumdà, Viva lei. E però non fu solo autore della tigre di Cremona, ma anche di Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Betty Curtis, Jula De Palma, Nilla Pizzi. In omaggio a Wanda Osiris, scrisse Biondissimamente tu. Un’altra singolarità: era ammiratore devoto e anche in alcuni casi amico, affezionato e intimo, di celebrità del cinema: Gina Lollobrigida (a cui ha dedicato un libro informatissimo), Silvana Pampanini, ma anche star di Hollywood, come Sharon Stone e, in particolare, la leggendaria Esther Williams, ex campionessa di nuoto. Andava spesso a Hollywood per piacere e lavoro (unico disagio, allontanarsi dalla mamma) e tornava carico di documenti e filmati che gli servivano per documentari e interessanti contributi per i suoi programmi. Cosa scriverei sulla sua lapide? Se avesse lavorato in politica, Paolo Limiti sarebbe definibile come un corretto, fedele e puntuale servitore dello Stato.
Oggi lo definirei come un servitore fedele, ligio, puntuale della Rai. Nulla di tutto ciò che pensava e faceva mi appartiene. Gli mancava l’estro, ma aveva dedizione da vendere. E (quasi tutto) ciò che ha fatto è degno di attenzione; e questo è un elogio schietto che Paolo merita, non celebrativo, ma giusto e dovuto.

LA CARRIERA

MUSICA

Paolo Limiti è stato paroliere di diversi successi della musica italiana. La collaborazione più lunga e più famosa è stata quella con Mina, per cui ha scritto Bugiardo e incosciente, La voce del silenzio, Sacumdì Sacumdà, Ballata d’autunno, Un’ombra ed Eccomi. Ma ha lavorato anche per Ornella Vanoni, Peppino di Capri, Iva Zanicchi, Al Bano e Romina, I Ricchi e poveri e Patty Pravo.

DIETRO LE QUINTE

Limiti ha lavorato come autore per molti programmi fra cui II Rischiatutto di Mike Bongiorno, Luci di mezzanotte di Gianfranco Funari e Un milione al secondo di Pippo Baudo.

SULLA SCENA

Ha presentato molti programmi di successo fra cui Paolo Limiti show, Viva Mina!, Ci vediamo in tv e Domenica In. Ha scritto il musical Carmenpop.

di Cesare Lanza, La Verità

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