La crisi Rai condurrà a un ambiguo compromesso

di Cesare Lanza

Scommettiamo che la crisi della Rai si concluderà con un provvisorio compromesso? Qualche giorno fa avevo previsto che lunedì 22, nella riunione del cda, la crisi sarebbe esplosa. E così è stato. Il cda ha sfiduciato il direttore generale e amministratore delegato Antonio Campo Dall’Orto. In un Paese normale qualsiasi manager si sarebbe dimesso, immediatamente. Dall’Orto, no. L’Italia non è un Paese normale. E la Rai ne è simbolo e metafora. Staremo a vedere cosa succederà nell’incontro tra Dall’Orto e Padoan: è corretto ricordare che il ministro dell’economia ha il potere di nominare il dg, ma non di revocarlo. Intanto, dilagano voci, indiscrezioni, trame, trappole, complotti. Ribadisco che la crisi finirà male, con un ambiguo compromesso, ma non so quale. Ecco i possibili sviluppi. Il ciclo ortolano è finito, sia che si concluda, come è augurabile, entro poche ore, sia che si logori e si consumi entro qualche settimana. Nei corridoi dell’azienda, mi dicono che sommessamente già qualcuno intona: «Maramao perché sei morto / l’insalata nutrì Dall’Orto…». La presidente, Monica Maggioni, assume ad interini la direzione generale: si studia se sia possibile. Oppure viene promosso un dirigente interno. I nomi più credibili sono Paolo del Brocco, Luciano Flussi, Eleonora Andreatta, Roberto Sergio… O ancora viene richiamato uno dei tanti dirigenti – Valerio Fiorespino o Paolo Ruffini – che Dall’Orto ha cacciato 0 lasciato andare. E siparla anche di Giancarlo Leone e Luisa Todini. Detto questo, il punto cruciale è malinconico: in ogni caso saranno incarichi prowisori. Come spesso succede nella nostra patria, machiavellica e tattica.

di Cesare Lanza, La Verità

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