TORNA L’INCUBO WALKING DEAD: “IL MIO NEGAN VI FARÀ TREMARE”

Dean Morgan è la star della serie tv nella nuova stagione, da oggi su Fox

the-walking-dead-dean-morgan“I FAN di The Walking Dead quest’anno lanceranno laptop e televisore dalla finestra”. Barba, occhiali scuri, giacca da motociclista che sembra un’armatura. L’attore americano Jeffrey Dean Morgan, 50 anni, si toglie subito il dente e promette colpi scena: “Sono parecchie le sorprese della settima stagione, alcune davvero indigeribili. Ma se anticipo tutta la lordura che tirerò fuori, chi me lo trova un nuovo impiego?”. Il suo personaggio, Negan, non è solo il leader dei Salvatori, all’indomani dell’apocalisse che ha trasformato il mondo in uno sciame di zombie vaganti, è un sociopatico che fa da contraltare all’eroe Rick Grimes. In cambio di protezione dai morti viventi, esercita la propria autorità sulla comunità di superstiti. La mazza da baseball cinta di filo spinato porta il nome dell’ex moglie: Lucille. Il creatore del fumetto Robert Kirkman sostiene di aver disegnato Negan, il jolly selvaggio della serie, come “una versione flippata di Henry Rollins“, il cantante della band hardcore punk Black Flag. Tra teste bruciate, Far West e codici d’onore, lo ritroviamo in azione su Fox. Ieri notte alle 3.30 in contemporanea con gli Stati Uniti, in versione originale sottotitolata per la grande attesa, questa sera alle 21 doppiata in italiano.
“Avevo sottovalutato il potere della tv”, ci racconta Dean Morgan nascondendo i capelli nel cappuccio della maglia. “Un giorno in un locale in Georgia, mentre bevo la mia tazza di caffé, una signora sull’ottantina si precipita verso di me, alza il dito medio e dice: “Fanculo!”. Ce l’aveva con me per via di Negan. A quanto pare, quel cattivone non piace a tutti”. Nulla di più lontano dal suo ruolo di Denny Duquette in Grey’s Anatomy, apparso nelle tre stagioni di snodo del medical drama. Il paziente, ricoverato in cardiologia, ha fatto breccia nelle corsie dell’ospedale: “Devo tanto alla serie di Shonda Rhimes. Lasciar morire Denny per farlo diventare una sorta di spirito guida è stata una trovata sofisticata. Da cardiopatico ed ectoplasma sono arrivato ai cuori della gente. Non me lo spiego, eppure, in quel periodo, si sono aperte le porte di serie cult come Supernatural, ho girato il film-fumetto Watchmen, poi il ruolo non accreditato di Thomas Wayne, padre di Bruce, in Batman v Superman: Dawn of Justice. A proposito: ora spero di indossare il mantello dell’Uomo Pipistrello. Chissà che Zack Snyder, in futuro, non scelga di dirigermi in Flashpoint Batman, in compagnia di altri supereroi DC Comics e in una versione più dark e fedele a Frank Miller. Io mi candido, magari dividerò la scena con l’altro Batman, Ben Affleck“.
Nato a Seattle, Washington, da ragazzo Dean Morgan era appassionato solo di football e basket: “Le fiamme della pittura e del fumetto sono arrivate più tardi. Le condivido in privato con il mio rottweiler Bisou”. Hobby? “Amo i dialetti e le parlate, conosco anche qualche slang italiano. Me la cavo in cucina, merito di mia madre che, per inciso, è una grande fan di Grey’s Anatomy”. Mentre The Walking Dead rinnova con una ottava stagione, Jeffrey rivela di aver avuto un po’ di timore all’inizio dell’avventura: “Sono stato scelto in base al mio volto e alla mia presenza scenica, i creatori della serie mi hanno cercato e non hanno nemmeno chiesto di sottopormi a un provino, a differenza di Grey’s Anatomy dove mi avevano piazzato accanto a un vero dottore per vedere come reagivo. Stiamo parlando di una serie di grande successo che va in onda dal 2010, non sapevo come avrebbero reagito i membri del cast, anzi, mi aspettavo un ammutinamento sul set ad Atlanta. Il cast della nostra serie è sempre più pazzo e io tra i pazzi mi sento a casa. Spesso a Hollywood vedi attori col volto di “mica lo so se lo voglio fare questo”. Io invece non ho paura di rischiare, mi butto come un cowboy. Il pubblico ama personaggi malvagi, segue Negan coi suoi occhi da lupo, i muscoli, la sua giacca di cuoio… A dire il vero, nella serie indosso persino mutande di cuoio. Ma per favore non spargete la voce, mi vergogno”.

Filippo Buonamonti, La Repubblica

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