FRANCESCO GABBANI, NUMERI DA CAPOGIRO. E L’EUROPA È GIÀ PAZZA DI LUI

Il trionfatore del Festival di Sanremo è “blindato” in sala di registrazione per il suo album. A maggio l’Eurovision Song Contest: è il favorito

I numeri sono da capogiro e in vertiginosa crescita: 66 milioni di visualizzazioni del video di Occidentali’s Karma (come se ogni italiano avesse cliccato almeno una volta), brano primo in classifica nelle radio, 250 mila follower su Instagram, due dischi di platino e due vittorie consecutive del Festival (un record), nel 2016 nella categoria Giovani (con Amen) e quest’anno nei Big. Sono solo la punta dell’iceberg di un successo granitico e senza precedenti. Francesco Gabbani è pronto per conquistare anche l’Europa, e dalla sala di registrazione di Gallarate, dove è «blindato» per completare il suo attesissimo album (in uscita 28 aprile), ricorda l’esperienza sanremese. Un mese dopo la conquista del primo posto, davanti a Fiorella Mannoia, la primadonna della canzone italiana e la più amata dai cantautori, l’artista toscano fa un primo bilancio della sua svolta artistica. Del suo sogno finalmente realizzato, che gli ha fatto conquistare i cuori di tanti fans con una canzone che è un inno alla serenità.
Risponde con la sua solita calma, come se dovesse parlare con un bambino, confermando l’immagine di simpatia e umiltà che ha dato al grande pubblico nei suoi interventi post Festival e, soprattutto, sui social, dove condivide con i suoi sempre più numerosi fan ogni step del suo percorso di successo.
Come fai a mantenere i piedi per terra?
«Semplicemente siamo talmente impegnati sulla chiusura del disco che non mi rendo conto tanto. Sono realista, molto tranquillo. Poi mi aiuta il fatto che il successo sia arrivato in età non giovanissima».
Sanremo che significato ha per te?
«Inevitabilmente è particolare. Rappresenta il giro di boa del mio percorso musicale e artistico. Tutte le volte che sono venuto ho avvertito un contesto piacevole nello stile di vita, non distante da quello della mia città natale, Carrara, che rispecchia».
All’inizio della settimana del Festival hai fatto una tappa in tenuta da ciclista davanti al teatro Ariston. Non hai abbandonato lo sport neanche a Sanremo.
«Ho portato la bici per potermi godere un po’ la vostra pista sulla costa. Il giorno della mia prima esibizione alle 8 ero già sulla pista, in bicicletta. Invidio la vostra ciclabile, è molto godibile. Sarebbe meraviglioso averla anche sul mare di casa mia. Ho apprezzato anche una specialità gastronomica: una sorta di pizza con pomodoro e acciughe. Molto appetitosa». (La sardenaira n.d.r.).
L’Europa ti aspetta a braccia aperte. I cinque milioni di visualizzazioni del video pubblicato per l’Eurovision Song Contest (la finale in programma il 13 maggio a Kiev, in Ucraina) registra consensi da tutti i Paesi, che danno Occidentali’s Karma come favorita. I commenti sono entusiastici: un tripudio di apprezzamenti a un brano che conquista, nonostante molti non ne conoscano la traduzione (a parte «singing in the rain»). E già si parla della possibile location per la prossima edizione (l’evento si svolge nel Paese del vincitore): il Lingotto di Torino o il Forum di Assago.
«Per assurdo, mi preparo non preparandomi. Alla fine il mio approccio mentale è vivere una bella esperienza, come ho fatto a Sanremo. Con molta spontaneità. Non ho ricette per la mia performance, che non stravolgerà quella del Festival. Purtroppo abbiamo dovuto sacrificare la seconda strofa, per portare il brano a tre minuti, come da regolamento».
Il tour, dal 19 giugno, non prevede tappe in Liguria. Non ti piacerebbe tornare al teatro Ariston?
«Sarebbe bellissimo. Le date sono provvisorie, e all’Ariston potrei tornare per una tranche teatrale, magari in autunno-inverno. In questo luogo ho vissuto momenti di intensità emotiva particolari, è una dimensione unica. Non però sono mai venuto “extra-Festival”. La prima volta che ci ho messo piede è stato l’anno scorso, prima della finale di «Sanremo giovani», che si era svolta a Villa Ormond. Ho visto il film drammatico con Paola Cortellesi e Alessandro Gassman, Gli ultimi saranno gli ultimi».
Dal cinema a due Festival, il passo è stato breve. Ma Gabbani è stato in entrambi i casi il primo.

di Daniele Borghi, La Stampa

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