GOMORRA, TUTTI CONTRO TUTTI NEL GRANDE SCONTRO FINALE

gomorraL’attesa degli appassionati è enorme, come avviene per i finali di stagione delle grandi serie tv americane. E proprio questa attesa è un chiaro indicatore di come «Gomorra» (venduta in più di 150 nazioni) sia riuscita a porre l’Italia sulla mappa della grande serialità internazionale contemporanea, anche per quanto riguarda il rapporto affettivo con i fans oltre che per le qualità artistiche e produttive. A proposito di attesa, dalle 21.10 su Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 HD (canali 110 e 301 del pacchetto Sky) il pubblico della serie crime ispirata al romanzo di Roberto Saviano e coordinata da Stefano Sollima avrà certamente pane per i suoi denti, perché molti nodi verranno al pettine nei due episodi conclusivi della seconda stagione, anche se la produzione Sky-Cattleya-Fandango mantiene un ovvio riserbo sui dettagli della trama per scongiurare il pericolo di spoiler, promettendo però un finale di stagione memorabile: una sorta di cataclisma capace di terremotare le certezze degli spettatori e fare da spartiacque tra un «prima» e un «dopo» nella costruzione narrativa della serie, in vista della terza stagione. Nei due episodi conclusivi, diretti da Claudio Cupellini, giunge al suo culmine, infatti, la guerra cruenta per il potere criminale a Scampia e Secondigliano tra il boss Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) e il suo ex luogotenente Ciro Di Marzio (Marco D’Amore), con l’ambiguo Genny Savastano di Salvatore Esposito a portare avanti le sue trame per uscire definitivamente dall’ingombrante cono d’ombra paterno. «Tra tutti, Genny è il personaggio che più riesce ad adattarsi alle varie situazioni che, di volta in volta, gli si parano davanti», spiega proprio Esposito. «In questa stagione, il rapporto tra Genny e Pietro aggiunge l’attore napoletano, ospite ieri al Taormina Film Festival è quello tra due boss, non più tra padre e figlio. Il mio è un Genny 3.0, che costringe Pietro a prendere atto della sua crescita. Il loro è un rapporto distorto, dalle tinte shakespeariane, nel quale anche l’amore è vissuto in modo diversissimo da come lo intendono i normali esseri umani. Anche perché i veri camorristi sono come gli animali, con tutto il rispetto per gli animali: gli esseri umani sono tutta un’altra cosa».
Per Esposito, «tocca alle istituzioni investire in cultura e offrire alternative concrete ai giovani, invece di prendersela con una serie tv lodata in tutto il mondo. Tra l’altro, dal punto di vista della scrittura, la seconda stagione conclude l’attore ha offerto ancora più approfondimento psicologico dei personaggi, esaltandone le debolezze, magari per amore, ma soprattutto la fascinazione estrema verso il potere, che per loro conta più di qualsiasi altra cosa». A caratterizzare la seconda stagione in un cast corale arricchito anche dalle performance di Marco Palvetti, Gianfranco Gallo, Carmine Monaco, Lino Musella, Gianluca Di Gennaro, Denise Capezza, Vincenzo Pirozzi e Irene Maiorino è stata anche la maggiore centralità degli sguardi femminili: dall’indimenticabile ma unica Imma Savastano di Maria Pia Calzone della scorsa annata alle due magnifiche e drammaturgicamente impressionanti Scianèl di Cristina Donadio e Patrizia di Cristiana Dell’Anna («Un personaggio diviso tra bene e male, per il quale ho guardato anche alla tragedia greca», sottolinea anche lei da Taormina), quest’ultima impostasi come autentica attrice-rivelazione della stagione. «La scelta racconta la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi, componente della writer’s room coordinata da Stefano Bises e Leonardo Fasoli e formata anche da Maddalena Ravagli è servita per raccontare quel mondo con un approccio inedito, puntando molto sui legami sentimentali intesi, però, come punti di debolezza dei vari boss, resi più fragili da amori autentici che si trasformano in nervi scoperti e li portano alla rovina». Girata in 32 settimane e in 400 diverse location sia italiane (tra Napoli, Roma e Trieste) che internazionali (in Germania e in Costa Rica), con circa 200 attori, più di 3.500 comparse e una troupe di oltre 600 persone, la seconda stagione di «Gomorra La serie» ha ottenuto una media di 1.160.000 spettatori sui canali Sky, confermandosi la più vista di sempre tra quelle trasmesse dall’emittente satellitare. Dopo i colpi di scena di stasera, la serie s’avvia a mutare ulteriormente pelle, sia dal punto di vista della proposta narrativa che della produzione. Il cambiamento più significativo in vista della terza stagione riguarda il ruolo di Stefano Sollima, che l’anno prossimo non dirigerà episodi, pur continuando a fare da supervisore artistico (quello che gli americani chiamano showrunner). Il cinquantenne cineasta romano, infatti, nell’immediato futuro sarà impegnato con due nuovi progetti seriali molto attesi: «ZeroZeroZero» (da un altro best seller di Saviano) e la miniserie western «Colt». Così, dato che anche Claudio Giovannesi nei prossimi mesi si dedicherà ad altro, i dodici episodi della terza stagione saranno diretti, sei a testa, dai soli Claudio Cupellini e Francesca Comencini, entrambi promossi a pieni voti dopo gli exploit qualitativi di quest’anno. Altra novità importante della terza stagione sarà nelle ambientazioni, perché da Scampia le trame di «Gomorra» si sposteranno anche nei quartieri più centrali di Napoli, con i nuovi episodi in preparazione già da luglio, mentre il concreto inizio delle riprese è fissato per ottobre, ancora una volta col supporto tecnico-organizzativo della Film Commission Regione Campania e la conferma della factory partenopea Figli del Bronx come partner produttivo locale.

Il Mattino

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