Torna Matrix, la politica senza risse tv

Via al talk show di Nicola Porro: “Spazio alle persone, ma non alle piazze”

La sfida resta quella di evitare i cliché del giornalismo confermativo e le trappole di una politica che resta autoreferenziale.

Sorprendere il pubblico con quell’approccio «pragmatico e mai ideologico» che ha sancito il successo della precedente edizione. Con qualche sfida in più. Ad esempio raccontare le prossime elezioni «cercando di non parlare di legge elettorale». Questa sera alle 23,30 circa su Canale 5 riprende Matrix, programma targato Videonews. Presidierà la seconda serata del martedì e il mercoledì. Accanto a Porro negli studi del Palatino a Roma ci sarà Greta Mauro.

La formula funziona, spiega il conduttore. L’anno scorso Matrix ha raccontato per primo cosa stava succedendo con le Ong e l’immigrazione. «Era una realtà che non era evidente a tutti perché una cappa ideologica impediva che se ne parlasse apertamente. Noi lo abbiamo fatto senza pregiudizi». Uno stile che la edizione 2017 confermerà e rafforzerà.

Un mix di cronaca e politica. Pochi ospiti in studio, niente risse. «Il tic di molti talk show resta quello. Noi giriamo le telecamere dal palcoscenico alle persone». Ma non alle classiche piazze televisive. «Ormai sono diventate un altro palcoscenico dove le persone recitano una parte. A noi interessa guardare la realtà» e raccontarla da giornalisti.

Questa sera ci sarà un’intervista alla trans stuprata dal branco di Rimini e poi un’altra ai genitori dei due minorenni accusati della violenza. È importante calarsi in queste situazioni «senza gli occhiali del pregiudizio, capire da dove vengono questi due ragazzini. È un documento eccezionale perché aiuta a comprendere il degrado in cui vivono le persone che accogliamo senza preoccuparci del dopo».

I temi emergenti dei prossimi mesi sono la sicurezza, ancora una volta l’immigrazione. Poi la rivoluzione digitale «nella quale siamo già immersi, anche se forse non ne siamo coscienti». Poi la politica, con le elezioni alle porte. In questa fase «i politici tendono a parlare solo di regole del gioco». Ma «è difficile che a Matrix si parli di legge elettorale».

Facile, vista la stagione e i temi, essere risucchiati nella logica degli schieramenti o tacciati di antipolitica. «Sono convinto che la divisione non sia tra populisti e conservatori, tra sovranisti ed europeisti. Il discrimine è tra chi ha un approccio popolare e chi ne ha uno elitario. È stato così per Trump, per la Brexit e, da noi, anche sui temi della sicurezza».

La risposta dell’informazione non è sempre all’altezza. I giornalisti raccontano «quello che presumono che i loro lettori vogliono ascoltare». Matrix vuole invece «rendere semplici le cose complicate, senza mai rinunciare a rappresentare tutte le sfaccettature dei casi trattati». Che poi è lo spirito del giornalismo più tradizionale.

Antonio Signorini, Il Giornale.it

 

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