‘Giochi di potere’ sul programma Oil for food, parla la “gola profonda” Soussan

L’autore del libro autobiografico da cui è stato tratto il film con Ben Kingsley e Theo James, in sala dall’11 luglio, racconta lo scandalo che ha travolto l’Onu nel 2003. Grazie alle sue rivelazioni al ‘Wall Street Journal’ il programma, profondamente corrotto, venne chiuso

Nel 1995 l’Onu stabilì un programma chiamato Oil-for-Food (petrolio per cibo), al fine di fornire aiuto umanitario al popolo dell’Iraq grazie ai profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno, tuttora ritenuto il migliore al mondo. Nel giro di pochi anni esplose lo scandalo che afflisse le Nazioni Unite all’epoca dell’invasione dell’Iraq nel 2003, quando il programma venne chiuso. Quei fatti vengono raccontati da un testimone d’eccezione, Michael Soussan nel suo libro autobiografico Backstabbing for Beginners (Pugnalate alla schiena per principianti), da cui Per Fly ha tratto Giochi di potere, il film che arriva in sala l’11 luglio interpretato da Theo James e Ben Kingsley. Quest’ultimo interpreta Pasha, il sottosegretario dell’Onu incaricato del programma, che dopo aver assunto e inviato Michael (James) a Bagdad, lo istruisce rapidamente sulla necessaria e inevitabile corruzione alla base dell’intero programma. Michael si rende presto conto della natura fraudolenta e decide di rivelare tutto al Wall Street Journal – anche rischiando in prima persona – e far cadere un programma creando il più clamoroso scandalo finanziario nella storia delle Nazioni Unite con notevole imbarazzo diplomatico per l’Onu e per le 2300 compagnie multinazionali, fra cui nomi come Mercedes, Volvo, Texaco, coinvolte nel giro di corruzione. Il danese Michael Soussan aveva solo 24 anni quando, abbandonando l’ipotesi di una carriera di investitore finanziario, fece domanda all’Onu per seguire le orme del padre diplomatico, e divenne coordinatore del programma “Oil for Food“, che auspicava avrebbe portato aiuto umanitario in Paesi disastrati da guerre e carestie. Dopo la rivelazione, si è dato al giornalismo d’indagine e al reportage (Cnn e il Wall Street Journal tra le sue varie collaborazioni). “Il mio libro racconta questa storia con umorismo – dice Soussan al telefono da un’isoletta vicina a Oslo, dove è in vacanza con la famiglia – All’Onu molte cose rimangono non dette. Allora ero giovane e non capivo questa dinamica, meno che mai quanto fosse pericoloso spifferare il non detto. Il programma Oil for Food era una buona idea inizialmente. Volevamo salvare il popolo iracheno dalle sanzioni che noi stessi avevamo imposto loro. L’Onu aveva autorizzato una guerra e posto sanzioni che non avrebbe rimosso fin quando Saddam Hussein fosse stato eliminato. Ma in quella guerra non eliminarono Saddam, e lasciarono l’Iraq senza acqua potabile, senza elettricità, senza cibo, con ospedali dove si operava senza anestesia, perché l’Iraq era al tempo un Paese che importava tutto, tranne il petrolio. E intanto Saddam e il suo governo continuavano a vivere in palazzi dorati. Una contraddizione tremenda. L’Onu diceva che la guerra non era contro il popolo iracheno, ma fu solo il popolo a pagare le conseguenze”. “Quando iniziammo il programma – continua Soussan – in buona fede, petrolio in cambio di cibo e altre forniture necessarie, il regime iracheno cercò di trarre profitto in qualsiasi modo. Non eravamo preparati alla malizia e alle arti manipolatorie di quel governo, di quella cultura. Abbiamo peccato di ingenuità”. Alla fine, precisa Soussan, 2.300 compagnie in giro per il mondo, dalla Siemens alla Volvo e Mercedes, oltre a innumerevoli compagnie farmaceutiche, cercarono a loro volta di sfruttare la situazione, coinvolgendo nomi come il futuro segretario di Stato Condoleezza Rice e il vice-presidente Usa Dick Cheney, allora alla Texaco.”È importante oggi capire questo, perché la Primavera araba iniziò in parte come ribellione contro la corruzione, e quello che successe fu l’escalation di gruppi terroristici”. Come se lo spiega? “Questi giovani ragionavano sul fatto che a loro veniva negato il lavoro, perché l’occidente e i loro dittatori territoriali designati facevano comunella e corrompevano il mondo intero” risponde Soussan, che è scampato per miracolo a due attacchi esplosivi (di ignoti) all’epoca del suo impegno con l’Onu. Studiare quello che é successo con Food-for-Oil, avverte Soussan, è importante oggi più che mai: “Dobbiamo stare attenti all’odio nei confronti dell’occidente, e pensare al fatto che abbiamo più profughi in Europa che al tempo della II Guerra Mondiale,” conclude. “C’è più schiavitù oggi nel mondo rispetto a cento o duecento anni fa; e tutto per colpa di compagnie ombra che fanno affari via Panama e così via. Per non parlare della Svizzera, da dove tutto passa”.

Silvia Bizio, repubblica.it

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