MAGNOLIA È TORNATA A CRESCERE

Le novità della casa di produzione presieduta da Marco Bassetti ed entrata in Banijay Group. Ricavi su del 22% e utile per 2,4 mln di euro nel 2015

Marco-BassettiIl peggio per la casa di produzione Magnolia sembra essere passato: nella controllata Magnolia España è stato cambiato tutto il management e nel 2016 potrebbero tornare gli alti margini che avevano caratterizzato l’attività fino al 2014; nell’altra controllata Zodiak Active si sono tappati i buchi che hanno portato a grosse svalutazioni di partecipazioni per complessivi 10,7 milioni di euro negli esercizi 2014-2015.
E, soprattutto, c’è forte eccitazione per le novità recenti 2016: ingresso nel colosso Banijay Group (al 73,8% dei gruppi Lov e De Agostini, al 26,2% di Vivendi) che fattura quasi un miliardo di euro all’anno e che diventa azionista di riferimento di Magnolia; nuova sede a Milano in via Tito Speri 8; addio del presidente Antonello Perricone; nomina, a presidente, di Marco Bassetti che è anche, e soprattutto, ceo di Banijay.
Bassetti, peraltro, dimostra grandissimo fiuto. Dopo aver scalato tutte le posizioni di vertice in Endemol, casa di produzione ora entrata nell’orbita di Rupert Murdoch, lascia la società e in poco tempo è protagonista della nascita di un nuovo grande polo produttivo mondiale, Banijay, indipendente sì dai grandi broadcaster tv, ma con un socio di minoranza come Vivendi che, ultimamente, si sta dando parecchio da fare in Italia, tra Mediaset e Telecom.
I ricavi 2015 di Magnolia si attestano a quota 58,4 milioni di euro, in netta crescita (+22,1%) rispetto ai 47,8 mln del 2014.
E l’esercizio si chiude con un utile di 2,4 milioni di euro che gode dei vantaggi di 3,1 mln di dividendi provenienti da Magnolia España, e dell’apporto negativo di una svalutazione di 2,25 mln della partecipazione in Zodiak Active. Comunque meglio del 2014, quando il bilancio aveva segnato una perdita di sette milioni di euro, principalmente a causa di una svalutazione di 8,5 mln sempre della partecipazione in Zodiak Active.
Ci sono tantissime produzioni di livello nel portafoglio Magnolia, soprattutto in ambito intrattenimento e infotainment: per citarne solo alcune, L’Eredità, L’Isola dei famosi, Pechino Express, Undressed, Piazza pulita, Bake off, Junior Bake off, Hell’s kitchen, Cuochi e fiamme, Top chef, Quattro ristoranti, Quattro matrimoni in Italia, Ma come ti vesti, Miss Italia, con ricavi che arrivano per 35,7 milioni di euro dai canali in chiaro (29 produzioni) e per 15,1 mln dai canali pay (otto produzioni). Nel 2016 Magnolia ha dovuto dire addio alle produzioni di Masterchef e Junior Masterchef, che invece passano a Endemol-Shine. Ma insiste con la cucina grazie all’ingresso di Top Chef per i canali Discovery.
Gli otto dirigenti, 13 quadri e 33 impiegati (ma nel corso del 2015 Magnolia ha attivato 1.873 collocamenti nelle sue varie produzioni), coordinati dall’amministratore delegato Leonardo Pasquinelli, dovranno però tamponare alcune importanti fuoriuscite di pochi giorni fa: Fabrizio Ievolella, direttore generale contenuti Magnolia e consigliere di amministrazione, insieme con Danila Battaglini, responsabile produzioni, Francesco Lauber, direttore dello sviluppo, e Leopoldo Gasparotto, autore, hanno infatti appena lasciato Magnolia per fondare una nuova casa di produzione, Dry, di cui detengono la maggioranza, e con una partecipazione di minoranza di Banijay. Rimangono, quindi, sotto il grande ombrello del colosso francese, ma si smarcano da Magnolia, dove sono stati tra i principali protagonisti del successo anche internazionale del format Undressed. Hanno comunque la benedizione del grande capo Bassetti, il quale sottolinea come «lo straordinario successo internazionale del format Undressed di Magnolia, a cui il pool creativo di Dry ha partecipato in maniera significativa, dimostra ancora una volta la capacità di questo gruppo, altamente motivato. Siamo molto felici di iniziare a lavorare a stretto contatto con Dry e contiamo di produrre ulteriori format rivoluzionari». Ievolella, amministratore delegato di Dry, aveva tuttavia proprio voglia di cambiare: «Abbiamo scelto il nome Dry-Don’t repeat yourself (non ripeterti, non ripetetevi, ndr) perché sappiamo che l’esperienza è una grande risorsa, ma può essere anche un terreno in cui rischiare di restare impantanati».

Claudio Plazzotta, ItaliaOggi

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