PIÙ SPOT E TRASVERSALITÀ COSÌ LA RADIO TORNA A RINASCERE

radio(Paolo Giordano, shop Il Giornale)Anche Mediaset diventa un polo “radiotv”. E il settore conferma la crescita di investimenti e di fiducia nel pubblico giovane. Poi uno dice la radio. Si diceva sarebbe morta e sepolta in poco tempo, ampoule ricordate la storia dell’arrivo demolitore del web e tutto il resto.

Quello strumento un po’ demodè era uno dei principali candidati alla rottamazione definitiva. Invece no.

Si è rivelato il media che ha saputo reagire meglio alla crisi, adattandosi alla rivoluzione di internet con una flessibilità che nessuno era stato in grado di prevedere. E non lo confermano soltanto le cifre, che pure sono esaltanti anche oltre quelle solitamente diffuse tipo che la radio è presente nel 98 per cento delle case e che il gradimento medio è aumentato del 14,8 per cento negli ultimi dieci anni. È lo stesso scenario a confermare un rinascimento che giorno dopo giorno assume contorni sempre più esaltanti. E mentre Radiorai annuncia dati di assoluto rilievo (9 milioni di ascoltatori totali e crescita complessiva del 14,8 per cento a fronte del 4,2 dell’intero comparto), Mediaset proprio ieri ha ufficialmente firmato l’acquisizione da Mondadori dell’80 per cento di R101, la radio che con alti e bassi è stata la frangia radiofonica del gruppo. Una decisione che si inquadra nella nuova strategia di Cologno, che ha appena stretto una partnership con Finelco per Radio 105, Radio Montecarlo e Virgin. Per riassumere, la società della famiglia Hazan ha rilevato per 22 milioni il 44,5 per cento di proprietà di Rcs Mediagroup e Mediaset a sua volta ha rilevato il 19 per cento della cassaforte RB1, che con i soci fondatori ha il 92,8 per cento di Finelco. Un quadro che si completa con la possibilità per Mediaset di aumentare la propria partecipazione in un futuro non ben delineato.

Per il momento, ovvio, le linee editoriali e gli asset di 105, Montecarlo e Virgin non cambiano. Nei prossimi anni chissà.

In sostanza, ormai i poli sono a tutti gli effetti radiotelevisivi, seguendo la parola d’ordine di questo periodo: crossmedialità. In seguito alla paurosa e prolungata flessione del mercato pubblicitario, gli editori hanno reagito diversificando le offerte. Perciò è quasi intuitivo che la possibilità di offrire agli investitori più piattaforme e più soluzioni sia ormai una condizione indispensabile per raggiungere i budget desiderati. Non è un caso che l’altra sera al Radio Day Expo, l’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Fabrizio Piscopo, ha segnalato un +16 per cento della pubblicità nel terzo trimestre con ottime e ulteriori prospettive per gli ultimi tre mesi dell’anno. Insomma, lo scenario è drasticamente cambiato rispetto a pochi anni fa.

E sono cambiate le prospettive.

Rtl 102.5 rimane la più ascoltata e da tempo è molto agile sui social, in video con la radiovisione e negli eventi dal vivo con una partnership sempre più influente. A Rtl 102.5 «passa» spesso anche il premier Renzi, con annunci spesso importanti.

Ma è l’intero quadro a tratteggiare sempre più nitidamente una Radio 2.0 che ha sensibili prospettive di crescita anche presso i giovani, i teenager, sempre più distanti dalla tv generalista e sempre più attratti da forme di comunicazione facilmente compatibili con smartphone e tablet. Attraverso le «app» gratuite e scaricabili in pochi istanti, la radio è realmente disponibile ovunque in tempo reale, con ridotto bisogno di consumo e trasmissione dati. In più c’è il fenomeno «podcast», che garantisce di poter scegliere quando ascoltare (o riascoltare) tutti i programmi. Per rendere l’idea, solo Radiorai vanta 80 milioni di podcast scaricati, una cifra impressionante secondo il direttore Nicola Sinisi. E un altro tassello di quel Rinascimento della radio che fino a pochissimi anni fa neanche il più ottimista aveva il coraggio di prevedere.

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